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Ombre

Ombre (Guanda) è il nuovo romanzo “non bordelliano” di Marco Vichi. Non perdiamo tempo nel chiederci
cos’è questo nuovo romanzo – è un noir? un giallo? un rosa? – perché è più facile dire cosa non è.
Non è un romanzo da leggere sotto l’ombrellone, ad esempio, a dispetto del fatto che la vicenda ha inizio
proprio da un romanzo letto sotto l’ombrellone.

Non è una storia di cui si può riassumere facilmente la trama; o meglio, si potrebbe, ma da quale delle diverse trame che si intrecciano tra loro vogliamo partire? È un romanzo sul torbido mondo dell’editoria? Forse, ma quel torbido mondo sarà proprio quello che fornirà la soluzione del problema. È un romanzo su Firenze? Anche, ma Firenze sta sullo sfondo, dea impotente che nulla può se non ammantare i protagonisti di un velo di misericordia. Men che meno è un romanzo sulle smanie della villeggiatura.

È forse un ulteriore, graditissimo, omaggio di Marco Vichi alle donne? Tra tutte le possibili tesi mi sentirei di
sostenere questa, pur nella consapevolezza che nessun discorso su questo libro possa essere all’altezza
della superba copertina che lo preannuncia e sintetizza.

Un omaggio alle donne, dunque, e ad una in particolare: Marina. Sfido qualunque donna a non identificarsi
almeno un bel po’ in questo personaggio che prorompe fuori dalle righe a disturbare i signori benpensanti.
Marina è una donna diversa: spontanea, vitale, indipendente, curiosa. In una parola: libera. Di conseguenza
è una donna condannata all’ombra. All’ombra di una società che ancora teme tutto ciò che va al di fuori
degli schemi ipocriti e fascistoidi che ci vorrebbero ancora tutte inquadrate, sottomesse, castrate.

Ma si sa, la libertà, soprattutto di pensiero, ad una donna costa cara e Marina paga un costo altissimo,
inimmaginabile direi, per la sua semplice e naturale voglia di vivere: non solo la solitudine di chi vuole
ostinatamente reggere da sé la propria lanterna, ma anche l’umiliazione di dover sottostare ad un mondo
abitato, e ancora dominato, da maschi beceri e sottosviluppati, ai limiti – ma neanche più di tanto – della
degenerazione della specie.

Anche Leandro, tutto sommato, fatica a capire il mistero di Marina, un mistero che lo attrae per tutta la vita
ma del quale avrà troppa paura: troverà il suo riscatto, anche se sarà ormai tardi, e riuscirà a riportare alla
luce una donna, già di per sé luminosa, condannata irrimediabilmente all’ombra della morte.

Una storia tragica, quindi? Per Marina sì e no, per chi rimane fuori dal suo cono d’ombra decisamente sì; al
punto però di farci fortemente dubitare di cosa sia effettivamente luce e cosa sia invece ombra.
Ma non facciamoci troppe domande e godiamoci piuttosto questo avvincente romanzo: la scrittura di Vichi
ci accompagna serenamente e con coraggio anche laddove non vorremmo addentrarci, riservando una
limpida scorrevolezza per le zone di luce e una incalzante incisività per le zone d’ombra.

E soprattutto, mettiamoci il cuore in pace, perché è risaputo: con i romanzi di Vichi, soprattutto se sei donna, sai come ci entri, ma non puoi mai sapere come sarai quando ne esci.

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1 commenti su “Ombre”

  1. Ho letto Ombre. Ho letto anche altri libri di Vichi. Questo , Ombre, sembra un libro della collana Harmony. Forse per questo piace così tanto. Contavo in qualcosa di più da Marco Vichi e invece mi ritrovo una scrittura ta liala e fabio volo. Peccato.

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