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La Laguna dei Sogni Sbagliati

Alessandro Onofri è un ragazzino che non ha paura di niente perché la cosa peggiore che poteva accadergli nella vita gli era già successa: i suoi genitori erano usciti di casa e non erano più tornati.
Erano morti in un incidente stradale.
Inaspettatamente e improvvisamente.
Entrambi.
Era una cosa alla quale non riusciva a dare un senso perché una spiegazione a quello che era accaduto effettivamente non esisteva.
Alessandro non ha niente da perdere, ma ha in testa un mucchio di sogni e una zia fantastica.
Sì, ha una zia che è una strega colta ed eccentrica, una strega buona, perché esistono anche quelle.
Quindi tra streghe buone e cattive Alessandro si muove in una provincia italiana del nord est, quella di Venezia.

Ma ognuno ha la sua Venezia, quella dei sogni, dei vaporetti, dei canali, di piazza San Marco e quella dei fumi tossici del polo petrolchimico di Porto Marghera che dell’inizio degli anni novanta è una terra cupa, malata, che non può che generare mostri.

Tra colpi di scena estremamente noir la storia si sviluppa tra luci e ombre del passato che permetterà ad un Alessandro ormai adulto di sopravvivere nel presente, in uno scenario di guerra reale e crudele dei nostri giorni.
‘’La laguna dei sogni sbagliati’’, quelli nei quali non bisogna sperare, è un romanzo di formazione affascinante e misterioso che ci insegna che il male non ha niente di magico, ma è solo eterno e nasce e vive nei pensieri e nei comportamenti umani.
La nostra mente crea angosce e timori immaginari che spesso riescono a prendere forma e consistenza fino a diventare demoni, creature mostruose e orribili.
Ma i mostri che dovrebbero farci più paura non sono quelli immaginati, ma quelli in carne ed ossa che incontriamo tutti i giorni nella nostra vita reale.

Un romanzo avvincente, assolutamente da non perdere!

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1 commenti su “La Laguna dei Sogni Sbagliati”

  1. Wilfredo Herencia Quispe

    Me gusta tu forma tan sencilla de comentar un libro, nada sofisticado, y que incita a leerlo, también. Tu mención a Venecia me hizo recordar dos de las varias veces que estuve por allí. Una, en verano, totalmente colmado de turistas y con un sol que la hacía insoportable. Y, otra, en invierno, mitad de diciembre, con un frío terrible y espacios inundados por las lluvias y la marea alta que ya llegaba a la catedral de San Marcos y con pocos turistas, donde mejor pude disfrutarla a pesar de las inclemencias del clima. Leí por ahí que Henry James renegaba de Venecia por ser una atracción turística demasiado explotada, “un maltrecho cosmorama y bazar”, decía, en fin. Gracias.

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