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Nulla va perduto

I libri di Paolo Ciampi – comincio a orientarmici, anche se mai potrò stare al passo con la sua sterminata produzione – sono miniere inesauribili di storie, personaggi, aneddoti, divagazioni, il tutto accompagnato da grandi boccali di birra e calici di vino che, si sa, favoriscono la meditazione. Uno dei suoi temi preferiti è rappresentato dalle biografie: non di grandi e illustri personaggi, piuttosto di figure marginali ma interessanti, sconosciute ai più, che Ciampi scova, indaga e racconta per il piacere dei lettori. Ma non si tratta di biografie in senso stretto, perché in un modo o nell’altro anche il biografo si fa personaggio, entra nella storia con i suoi pensieri, i suoi dubbi e le sue fantasie.

Prendiamo questo Nulla va perduto, appena uscito per le Edizioni Spartaco. La donna il cui volto intenso è ritratto a metà sulla copertina è Leda Rafanelli, una mia quasi concittadina. Quasi, perché io sono nata a Cagliari ma vivo a Pistoia da un bel po’ di anni: lei, invece, è nata a Pistoia ma è vissuta in molte altre città, Firenze, Milano, Alessandria d’Egitto, Genova. Nata nel 1880, Leda è stata tipografa, scrittrice, editrice; ha avuto diversi uomini e un solo figlio; ha militato nelle fila del movimento anarchico e si è convertita, da giovane, alla fede musulmana.

Personaggio decisamente eccentrico, ha stregato Paolo Ciampi, che si è documentato a dovere per ricostruirne la biografia, lacunosa in più punti, ma che soprattutto ha voluto comprenderne l’anima, i pensieri e le emozioni più segrete, cogliendo l’occasione per allargare il raggio a numerose figure dell’epoca, le cui vicende si sono intrecciate a quelle di Leda: Filippo Tommaso Marinetti, Gianna Manzini, pistoiese anche lei e figlia di un anarchico, Pietro Gori, autore della struggente Addio
Lugano bella.

E Benito Mussolini, con cui Leda ebbe una certa frequentazione, che lei giura esente da rapporti amorosi e/o sessuali, come invece il futuro duce avrebbe forse voluto. La biografia di una donna, dunque, e il quadro di un’epoca, ma c’è dell’altro, in questo prezioso libriccino: c’è dentro lo stesso Paolo Ciampi, che si misura con gli ideali della propria gioventù, con l’inevitabile ripiegamento, tradimento parziale di quegli ideali quando giunge l’età adulta; con la sua grande passione, il viaggio, che sia per terra e per mare o seduto alla scrivania, chino su libri e computer.

Viaggio verso luoghi ignoti e verso persone altre, diverse, partenza, distacco, e poi ritorno nel grembo caldo di una casa affacciata sulle colline intorno a Firenze. Per ricominciare presto con una nuova avventura.

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