
Il genere? Fusion fiction, dice l’autrice, Bernardine Evaristo. E che vuol dire? Che tipo di narrativa è? Nel terzo millennio sempre più ci si abitua a vedere fusioni, generi che si mescolano, discipline che si contaminano. È per me una gioia vedere cosa si fonde qui.
La fusione è in atto su vari livelli e compromette la nostra capacità di definire i confini, rendendo liquido, se preferite fluido, il contenuto. Quindi sono due piani che si prospettano: il come e il cosa; la forma e il narrato.
Già nel titolo, Ragazza, donna, altro, vengono date indicazioni sull’argomento trattato dal libro: avremo a che fare con un femminile che si confronta con diverse tappe della vita, ma anche con ‘altro’.
Il romanzo è strutturato in cinque capitoli con epilogo. I primi quattro capitoli sono a loro volta divisi in tre sotto capitoli e ognuno di loro porta un nome di donna, un mondo a sé. Quello che succede nel quinto capitolo e nell’epilogo è fondamentale, è l’azione. Tutto quello che viene prima è il preambolo.
La presa di conoscenza. L’entrata nelle vite dei vari personaggi. Così possiamo capire le relazioni fra tutti loro. Letteratura, sorellanza, vita, esperienza, poesia. Non solo donne nere britanniche ma anche europee, un manifesto, un romanzo sperimentale radicale, una sorta di polifonia, un concerto di voci.
Ragazza, donna, altro è un romanzo che raccoglie gli sguardi anticonvenzionali di donne di cui non si era mai scritto prima, una rivendicazione politica, un ingresso plateale nel mondo della letteratura, garantito dal premio Man Booker Prize (2019).
Di colpo il libro ha avuto l’accesso in tantissimi altri paesi, venendo tradotto in ben 35 lingue. Evaristo dice che fino ad allora editoria e sistema avevano dimostrato poco entusiasmo nei suoi confronti e che il successo è venuto tutto insieme per una serie di coincidenze, a cominciare dalla presenza massiccia femminile nella giuria e da uno spiccato interesse nei confronti delle realtà afro in Occidente con i movimenti come Black Lives Matter. Il caso di George Floyd ha scosso le coscienze, la gente apre cuore e orecchie. Vuole sapere. Vuole conoscere.
Per Evaristo il lavoro inizia sin dal 2013. Sin da allora l’autrice voleva scrivere di donne nere britanniche, visto che nel mondo della letteratura erano poco rappresentate, accanto a quelle americane o africane. Voleva anche parlare dell’attivismo e del teatro degli anni ’90, non a caso, il libro si apre con Amma, una radical outsider lesbica. Personaggio, basato in parte sulla propria esperienza, visto che Bernardine Evaristo ha fatto una scuola di 3 anni per diventare attrice, dopo aver frequentato i palchi sin dai tempi del liceo. C’erano 5 donne nere nel corso e c’erano molte compagnie anche nere. La sua era di donne nere, ma all’epoca c’era una miriade di gruppi non inseriti nel mainstream.
In quegli anni c’era un femminismo bianco, che non sempre capiva le esigenze e i pensieri delle donne nere. Ora è diverso, il femminismo è intersezionale, proprio perché include esperienze diverse, in base al colore della pelle, al genere di appartenenza, alle scelte di vita. Ma in quegli anni non era così. La maggioranza della società bianca trattava i neri diversamente. Nonostante tutto, l’autrice ha un po’ di nostalgia di quegli anni. «Eravamo liberi, ribelli, pieni di idee e trasgressivi».
La fusion fiction inizia dal teatro, da un mondo che Evaristo conosce bene, fonde umore, passione, emozioni. Aiuta uno stile senza punteggiatura, o quasi. I punti sono davvero quasi assenti. Poesia, prosa. Passato, presente. È più facile muoversi in un testo anticonvenzionale, senza farsi contenere dagli schemi. Così la lettura è davvero scorrevole. Ci muoviamo con agilità fra le pagine del libro, saltando da un personaggio all’altro, dal presente al passato, da un tipo di linguaggio a un altro, a seconda di chi parla.
Siamo immersi in ogni storia e in ogni personaggio. Lo crediamo per un attimo. E poi eccoci di nuovo fuori … dentro e fuori, dalla prima alla terza persona. Uno stile che crea espansione, interconnessioni fra un personaggio e l’altro. A cominciare da lei, Amma, libera da tutte le convezioni sociali, poliamorosa, per esplorare altre vicende umane e scelte di vita.
Il libro parla di sesso, di segreti, di diversi modi di vivere le proprie pulsioni. Ma non è solo sesso. È emancipazione. Dinamiche del potere e dell’individuo che cerca di non rimanere schiacciato. Come una settantenne che ha una relazione con un cinquantenne che ama il suo corpo, nonostante l’età, senza essere condizionato dai cliché, o un’adolescente che scopre di essere non binaria, vale a dire, di non sentirsi né uomo né donna.
Ragazza, donna, altro è un viaggio identitario, in un mondo che si sta finalmente spogliando dei suoi stratificati modelli patriarcali, borghesi, convenzionali, occidentali, bianchi. Oh, il percorso è tortuoso e diverso per ogni individuo, ma vengono qui ritratte donne che cercano di diventare loro stesse, ascoltando e esplorando ciò che vogliono, respingendo ciò che le opprime.
È un libro sui modi e sulle mode che ci attraversano – ma soprattutto è un libro sui sentimenti – sulle fragilità di ognuno di noi e sulle nostre capacità relazionali, senza schemi e tabù di sorta. Dalle storie sentimentali, sessuali, familiari, professionali delle 12 protagoniste si dispiega un racconto corale, etero e gay, nero e di sangue misto. Giovani, adulte e anziane, spaziando dalle top manager bancarie alle piccole imprenditrici nel settore delle pulizie, dalle artiste alle insegnanti, matriarche di campagna o attiviste transgender.
Un affresco della società britannica contemporanea, che rilegge un secolo di storia con nuovi punti di vista anticonvenzionali, che finalmente si conquistano spazio nel mondo della rappresentazione e della narrazione letteraria. Un libro dedicato alle sorelle, alle donne, ai fratelli, agli uomini, ai LGBTQI + i membri della famiglia umana. Oltre i generi e gli schemi che dividono.
Perché alla fine quello che conta è trovare l’umano che è dentro ognuno di noi.



