Conoscevo Ermal Meta come cantautore, vincitore fra l’altro di un festival di San Remo, ma, non frequentando il genere, non avevo finora molti motivi per interessarmi a lui. Poi l’ho sentito in varie interviste e l’impressione ricevuta è di una persona intelligente, sensibile ed empatica che ha saputo collegare virtuosamente le due culture di cui è rappresentante, quella albanese e quella italiana.
Ho scoperto così che aveva scritto un romanzo, “Domani e per sempre”, Ed. La nave di Teseo, di cui ha parlato Massimo Gramellini in una puntata della sua trasmissione “Le parole di una settimana”, che in genere non seguo, ma evidentemente era destino che questo romanzo mi raggiungesse. Mi ha incuriosito, l’ho comprato e letto tutto d’un fiato.
Bello, commovente, coinvolgente. Meta ha una scrittura diretta, semplice, che arriva al cuore e alla mente del lettore. Semplice si ma non povera e sovente poetica. Gli echi della terra natia, nei detti popolari, nelle espressioni della gioia e del dolore dei personaggi del romanzo sono ben presenti.
Sullo sfondo della vicenda, vi è un’ Albania ferita e sconvolta prima dalla feroce occupazione italo tedesca nel corso della seconda guerra mondiale, poi dall’altrettanto feroce regime stalinista di Enver Hoxha e infine sempre più isolata nel contesto internazionale dominato dalla guerra fredda fino al crollo del regime negli anni ‘80.
Il protagonista Kajan, vive non una ma tante vite contrassegnate dalla violenza e dall’inganno, spesso giustificato da superiori interessi che non hanno nulla di umano, ma anche da insperate gioie, come il finale della vicenda narrata da Meta ci mostra. E come dice appunto un proverbio albanese: “Gazi dhe helmi ianë vëllezër”, riso e dolore sono fratelli !



