
Binari è come una stazione centrale da cui partono tanti viaggi. Puoi scegliere quale direzione prendere.
Puoi leggerlo. E vieni trasportato in un caleidoscopio di paesaggi italiani che ritraggono il volto forse più autentico, perché meno visitato e quindi meno “turistizzato”, del nostro Paese. La domanda ricorrente nelle pagine “Lei da dove viene?” racconta di luoghi in cui c’è ancora la curiosità e il piacere dell’incontro, in cui lo sguardo degli abitanti non è assuefatto a orde sciamanti di visitatori che fanno numero, ma che non portano e non condividono storie. L’ironia dei locali, che contagia Fabio Bertino, di fronte alla coppia inglese abbigliata da Grand Tour in sosta alla stazione, sintetizza con simpatia il taglio di questa narrazione di viaggio.
Puoi usarlo come guida per itinerari nostrani alternativi. La descrizione puntuale e dettagliata delle linee, dei servizi, anche degli orari, lo rende un vademecum per spostamenti sostenibili e originali. E sicuramente molto umani. Innanzi tutto impari che viaggiare nei festivi sulle linee minori spesso è impossibile. E allora ti concedi un pernottamento lungo linee che più che collegare i luoghi, ti connettono con loro.
Puoi trarne materiale per una lezione di storia sullo sviluppo (e sul declino) di tratti della nostra rete ferroviaria. Sul suo valore nella modernizzazione delle comunicazioni italiane e su come i binari possano unire, trasportare, trasformare. Nomi, date, richieste e proteste dei cittadini, eventi bellici, naturali, ripristini, abbandoni, rivisitazioni turistiche. Quanta storia d’Italia portano questi binari.
Puoi ricavarne quadri naturali e antropizzati di paesaggi. Magari una bella lezione di geografia fuori dagli schemi o meglio guardando fuori dal finestrino di un treno. Paesaggi in bilico, boschi, montagne, scogliere, paesini, lande assolate, pietraie mediterranee. Da nord a sud. Dalla terra ferma alle isole. C’è tutto.
Com’è Binari? Dipende da chi sei e da che cosa cerchi. Se ti piacciono i pensieri che accompagnano i passi, che si fermano sulle forme, che intrecciano dialoghi con i luoghi e le persone, allora puoi fare il biglietto. Perché questo è quello che ti lascia Binari. Il desiderio di osservare, di incontrare, di stupirti e di capire. Ti lascia la consapevolezza che gli itinerari sono scoperta del fuori e sedimentazione nell’intimo, che quello che ti serve per dire che il viaggio è riuscito è tornare con la voglia di raccontarlo, perché sai che quello che hai visto non è usuale, forse non sarà straordinario, ma decisamente è unico.
E così ti nasce la voglia di partire. Con una guida ferroviaria tra le mani che non è il solito orario dei treni.



