
A fine anni Venti del secolo scorso, mentre il Che Guevara iniziava a gattonare, tra gli intellettuali argentini appartenenti all’alta borghesia il viaggio in Italia era ritenuto un’esperienze formativa da affrontare con le dovute cautele: letture, guide e consigli che potevano fornivano i tradizionali viaggiatori europei reduci dal Grand tour artistico e archeologico in Italia.
La tappa a Siena, borgo storico del Palio e culla di Caterina Patrona d’Italia, esercitava un’attrazione poderosa, forse anche per il rimando ai cavalli e al cattolicesimo, elementi centrali nelle famiglie patrizie argentine in Europa.
Non mi è dato sapere se Jorge Luis Borges, che visitò l’Italia in età matura, anni dopo, sia passato dalla Biblioteca degli Intronati dove, pur quasi cieco, si sarebbe sentito a suo agio. Il paradiso per lui – nessuno ne dubita – era un’infinita biblioteca formata da lunghi corridoi labirintici, con scaffali aperti. E sale e salette, scale e ballatoi si susseguono nella sede senese della biblioteca comunale, mentre il lettore percorre con sguardo avido le etichette con i consueti codici alfanumerici che danno ad ogni opera la giusta collocazione.
Chi oggi la frequenta potrà misurare quanto forte e genuino sia in questa biblioteca l’interesse verso l’altro argentino, citato all’inizio, che contende la popolarità al poeta di Buenos Aires. Un rosarino, animato da ideali americanisti e da uno spirito ecumenico, caritatevole verso chi soffre, chi vive ai margini della società e subisce le angherie dei potenti. Tutto ciò racchiude l’iconica immagine di Ernesto Guevara il cui volto resta ammantato da un alone di mistero e santità, soprattutto tra chi vive oggi sulle vallate delle Ande, testimoni delle sue ultime giornate di vita.
La ruta del Che di Sandro Lusini che l’editore Cesare Moroni propone, è il risultato di un incontro straordinario. Il talento innato del fotografo e i meravigliosi paesaggi dell’America convergono in un volume pubblicato con estrema cura nella veste grafica. La messe copiosa di scatti realizzati nel 2014, durante il viaggio in Argentina e Bolivia, rende giustizia della magnificenza sudamericana, con i suoi vasti orizzonti e la caratteristica ruvida selvatichezza.
La narrazione in fotogrammi prende le mosse da Rosario, la sua città natale sulle sponde dell’impetuoso Rio Paranà, dove Ernesto trascorse l’infanzia con la famiglia prima di spostarsi tra i colli della regione di Córdoba. Scorrono pagine e pagine dove la narrazione sintetica e convincente della vita del Comandante è affiancata da vedute urbane o naturali colte nella loro purezza.
Chi ha visitato quei luoghi può certificare la sostanziale fedeltà alle atmosfere americane vibranti e intense, perché baciate dalla consueta luminosità delle zone circondate da superficie riflettenti. Nel caso dell’America meridionale, enormi distese d’oceano lambiscono la Patagonia e l’inclemente vento spazza di continuo il pulviscolo in sospensione, potenziando quell’infinito riverbero e dotando dell’abituale nitore il cielo terso sudamericano.
Il viaggio diventa anche occasione di incontro con le comunità che vivono sparse su territori semidesertici. Da San Martín de los Andes gli autori della guida si spostano lungo la Ruta 40 verso il nord, per puntare verso la Bolivia, passando da Salta la linda, San Antonio de los Cobres, Salinas Grandes. Angoli del mondo che restano a lungo nel cuore dei visitatori e inducono a rivolgere lo sguardo verso l’immensità dell’universo per domandarsi il senso dell’esistere.
La ruta del Che proposta da Cesare Moroni e Sandro Lusini si conclude nella località di La Higuera, in Bolivia. Tra le pareti scrostate di un modesto edifico basso, chi arriva sino a questo remoto angolo e si pone quella domanda: avrà compiuto un viaggio autentico?
Se riesce a trovare la sua personale risposta, quel viaggio lo segnerà con un’impronta indelebile. Tanto indelebile quanto persistenti restano nel lettore le immagini riprodotte. Il percorso che gli autori propongono, animati dalla volontà di cogliere l’essenza latinoamericana di Ernesto Guevara, risulta convincente nel rendere conto del suo idealismo e della sua partecipata compassione verso gli emarginati nel mondo.



