Morte all’acropoli (Garzanti) – romanzo di esordio di Andrea Maggi – è un giallo appassionante, di quelli che proprio non riesci a mollare, che ti tengono incollato alla pagina, colpo di scena dopo colpo di scena. Tutto ha inizio dal ritrovamento del cadavere, orrendamente straziato, di Epigene; caso apparentemente di facile soluzione del quale viene accusato Eurifemo, un personaggio “ai margini della società”, quello che oggi si definirebbe un borderline, un capro espiatorio perfetto.
Ma il mercante Apollofane, legato ad Eurifemo da un antico patto (mistero nel mistero), non crede alla
colpevolezza di quello che tutti considerano un mostro, per la precisione un licantropo, e si lancia in sua difesa in quello che a tutti appare un processo dagli esiti scontati. Nelle sue indagini Apollofane finisce per scoperchiare un vero e proprio vaso di Pandora perché lo strano omicidio avviene in concomitanza con l’inquietante sparizione del tesoro dell’Acropoli e finirà per coinvolgere alcune delle figure più in vista della polis.
La bravura di Maggi non sta solo nella tessitura di un ordito davvero coinvolgente, ma anche
nell’ambientazione particolare di questo romanzo: sedici anni dopo la battaglia di Cheronea (2 agosto 338 a.C.) ci troviamo in una Atene che non è proprio quella che tutti conosciamo o che ci aspetteremmo, ma è una Atene ormai giunta alla decadenza, piegata da Filippo il macedone; è ormai simbolo di una società al suo tramonto che deve fare i conti con “il viscido serpente della corruzione”, con malcostume, crisi economica, sociale e individuale, un po’ come avviene in tutte le fasi di decadenza e transizione.
L’autore, attraverso gli occhi e le emozioni di un inquieto e appassionato Apollofane, ci trasporta
letteralmente in quella Atene, ci mostra le case, i vicoli, le campagne della antica polis e, soprattutto, ci fa vedere la vita con gli occhi di un greco di allora: una vita scandita dal volere degli dèi, dalla natura possente che con i suoi paesaggi, le sue intemperie domina i destini dei singoli.
Un tuffo in un lontano passato ricostruito con dovizia anche nelle strutture sociali, politiche e giudiziarie di quei tempi: una piacevole lettura ma anche, volendo, un “ripasso” di civiltà greca che, soprattutto di questi tempi, male di certo non fa.



