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La sorpresa del serpente maiuscolo

Quando meno te l’aspetti, ecco la sorpresa. Sì perché un manoscritto che resta chiuso in un cassetto ed il suo autore decide di farlo conoscere non può che essere una piacevole sorpresa. 37 anni dopo essere stato scritto,  Lemaitre ha deciso che i tempi sono maturi affinché Il serpente maiuscolo, edito da Mondadori, possa prendere la forma cartacea di romanzo. 37 anni non sono pochi e qualcuno, a ragione, poteva pensare che per vari motivi, uno su tutti certe descrizioni valide quando fu pensato e scritto non sono più attuali. Lemaitre aveva di fronte a sé due possibilità:  riprendere il manoscritto e darlo alle stampe, nella versione originaria; oppure riscriverlo e/o modificarlo.

La scelta, per nostra fortuna, è caduta sulla prima ipotesi. Leggendo “ Il serpente maiuscolo “ ci troviamo ad avere a che fare con una sorta di epilogo del percorso che Lemaitre ha intrapreso. Epilogo perché a detta dello scrittore, con queste 243 pagine il suo contributo allo sviluppo del noir termina.

Non termina, per fortuna, quanto di utile sta scrivendo al di là del genere per cui molti lo conoscono. Si potrebbe definire Il serpente maiuscolo come un romanzo su il passare del tempo ed i segni che lascia visto che i protagonisti sono indiscutibilmente anziani con vari acciacchi, fissazioni, ecc …. Se gli anziani sono i protagonisti, parte non irrilevante del romanzo è quella che riveste l’appartenente alla polizia giudiziaria, un soggetto anomalo se consideriamo tanti suoi  simili. Non gli piace mangiare e va avanti con scatolette, comportamento giudicato antisociale ed addirittura antipatriottico.

Fa da sfondo la figura del grande imprenditore che traffica tra lavori pubblici ed affari energetici; la resistenza e la lotta di liberazione dal nazismo che fanno conoscere Mathilde ed il suo sangue freddo nell’eseguire quanto le viene affidato. Mathilde che  dalla resistenza approda ad essere un sicario insospettabile e soprattutto professionalmente ineccepibile. Mathilde non solo è un sicario capace di portare a buon fine i compiti che le vengono affidati, ma di fatto è una dipendente dall’omicidio, vive l’aver un nuovo incarico come ossigeno per andare avanti nella propria quotidianità. Due colpi, uno ai genitali ed uno per finire …..  questa modalità rende Mathilde del tutto particolare rispetto ai serial killer, e quanti ne ammazza così. 63 anni, vedova, cavaliere all’ordine arti e lettere, medaglia d’oro della resistenza: più insospettabile di così. Ma quando comincia a perdere colpi, nascono i problemi con la sua ditta, il reparto forniture, la direzione risorse umane. Ed il titolo cosa c’entra con tutto questo? C’entra e se  leggerete “ Il serpente maiuscolo “ ne avrete conferma.

Mi stavo per dimenticare un particolare che ci lega ai 37 anni trascorsi: le cabine telefoniche, oggi pressoché scomparse ed invece elemento fondamentale per la trama del libro e per tanti avvenimenti che sono accaduti nel secolo scorso. E comunque, a proposito di sorprese chissà che in futuro Lemaitre non ritorni sul suo intendimento ….

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