
Nell’iniziale intenzione dell’autore, doveva essere un “libretto” sullo yoga, la meditazione, le impressioni di un occidentale sul vasto mondo delle culture orientali, spiegate anche con una buona dose di sana ironia.
Invece Yoga, di Emmanuel Carrère, edito in Italia da Adelphi, è diventato il resoconto dell’ingresso dell’autore nel tunnel della follia e della sua lenta e dolorosa guarigione. L’autore, romanziere e biografo francese di gran successo, (Limonov, Io sono vivo voi siete morti, Regno, per citarne alcuni), personaggio di primo piano nel panorama culturale francese, non risparmia gli aspetti più drammatici e imbarazzanti della sua sindrome bipolare.
Così dal tappetino per la meditazione Carrère passa al ricovero nella più famosa clinica per malattie mentali di Parigi dove viene curato anche con la versione più aggiornata dell’elettroshock.
Il racconto della malattia è un pugno nello stomaco ma è anche una dolorosa parabola su come una vita felice e ricca di successi possa trasformarsi in un incubo. La ex moglie di Carrère, in una lunga intervista dopo l’uscita del libro, lo accusa di avere praticamente inventato tutto specie quando fa riferimento ai legami familiari. Lo stesso autore ammette di avere romanzato qualche parte, per esempio quella relativa al suo soggiorno nell’isola di Lesmo in Grecia, dopo le dimissioni dalla clinica.
Se lo ha fatto in parte, e sicuramente non quando parla della malattia, credo che a un narratore di razza come Carrère si possa perdonare un piccolo peccato come questo. La lettura di Yoga fa riflettere e meditare sulla caducità della vita.



