
Io a Palermo non ci sono mai stata, ma ho potuto respirarne le atmosfere grazie alle vicende di Rosario un quindicenne di Brancaccio solitario e appassionato di classici. Con lui sono entrata nella periferia della città, nel microcosmo di relazioni familiari fatte di attese e bugie, in un mondo di vite provate e confuse.
Ho potuto sentire l’odore del mare e la puzza di grasso, il sapore delle prime volte dell’amore e la violenza di un contesto che non perdona: Anna ha un disagio. Le parole. Ne dice poche, violente, in putrefazione. Non le servono, le parole; riconosce in esse il carattere mimetico della realtà, l’inganno degli orditi che esse tramano. Comunica con il corpo, soprattutto, come un animale impaurito; vede con il tatto, registra le forme dell’olfatto. Adesso camminiamo che puzziamo d’amore. Jonathan ci annusa in mezzo alle gambe…
Non avere paura di niente e di nessuno è ciò che il protagonista si ripete per affrontare le prove a cui è sottoposto tra i segreti del vocabolario domestico e i soprusi dei ragazzi del quartiere.
C’è sempre qualche cosa che accade e chiude per sempre la porta dell’infanzia consegnandoci ad un altro tempo e qui si colloca il racconto in un filo di educazione sentimentale che inanella gli avvenimenti in un crescendo di tensione.
Di niente e di nessuno di Dario Levantino (Fazi editore) è un romanzo di formazione delicato e forte, una storia che entra sotto pelle, interessante anche per chi opera con i giovani: un testo in cui gli adolescenti possono emotivamente ritrovarsi scoprendo il potere della lettura.
Un’opera prima semplicemente bella.



