
Ecco: ora, mentre scrivo queste righe, Walter, ricordo il tuo profumo. Il profumo di pulito che hai quella
mattina di oltre quarant’anni fa. Io in braccio a te, mio padre al volante, e Tom e Lea dietro: tutti felici,
noi e i cani, di andare per le campagne della Vauda, tutti felici e ridenti, tutti felici e ridenti e morti ora,
tranne me, il solo che può ancora ricordare e scrivere…
Adoro giocare con te. Coi nove anni di differenza tra noi, io sono ancora un bambino. Tu sei già un
ragazzo. Io vivo in un paese di novecento anime. Tu vivi ai margini di una delle più grandi città italiane.
Io leggo ancora Topolino. Tu leggi già “Il manifesto”. Eppure non ti sottrai mai alle mie mille
richieste…
Nel 1976 avevo undici anni, ricordo gli scombussolamenti della prima media, il telefono duplex e una
voce alla radio che annuncia l’ennesima sparatoria. Che fosse un periodo di tensioni e cambiamenti socialilo apprendevo dai telegiornali e dalle discussioni dei grandi…
Voi direte che c’entra questo con il libro di cui voglio parlarvi? C’entra perché nel 1976 avevo la stessa età di Giuseppe Culicchia, un ragazzino che in una notte perde Walter, compagno di giochi, di vacanze estive spensierate, suo amato cugino…
Scoprendo con uno strappo d’amputazione che quel giovane sorridente, combattivo, allenatore di basket femminile, è entrato nelle Brigate Rosse e muore ammazzato, drammaticamente, insieme al maresciallo Sergio Bazzega e al vicequestore Giovanni Vittorio Padovani.
I fatti, inizialmente, sono un resoconto di quello che accadeva in quegli anni… Ma poi emerge Walter
Alasia figlio di due operai di Sesto San Giovanni: chi è veramente questo adolescente che ammazza e si fa ammazzare?
Ecco gli occhi di un bambino che, diventato uomo, può cucire il suo racconto, parlare di famiglie, di
contesto sociale, di impegno, di relazioni profonde, di verità celate, del vuoto lasciato da un legame.
Per la cronaca Walter è un assassino, ma per lui è solo un affetto immenso: l’attesa di ascoltarlo suonare la chitarra, i suoi scherzi, la bellezza del sorriso, i fumetti regalati…
In Il tempo di vivere con te (Mondadori) l’autore sembra aprirsi per un bisogno
di giustizia che ha richiesto tempo, silenzio, riflessione, perché oltre gli accadimenti c’è altro, molto
altro…
I risvolti di un trauma sono sempre difficili anche da pronunciare e Culicchia ci mostra la potenza e la
complessità dei sentimenti. Lo fa con pudore, con grazia, senza giudicare, parlandoci di amore.
Il segreto è racchiuso nel titolo, ripreso da una canzone, Il tempo di vivere con te, un libro di cui è anche
difficile parlare: c’è solo l’intimità della lettura che può dire.
Una lettura che scuote e non si dimentica.



