
Ripidi tornanti, Il piccolo cimitero, quattro case, una trattoria-alimentari, la chiesa, tantissimi castagni, aria fine. Casetta di Tiara, aggrappata sull’Appennino, poco lontana dal confine con l’Emilia Romagna, è diventata celebre per l’amore che vi vissero Dino Campana e Sibilla Aleramo ed è il luogo dove stava per essere mandato in “confino” don Lorenzo Milani, poi approdato a Barbiana.
Ma è stato anche uno dei crocevia della guerra di Liberazione dai nazifascisti, caposaldo di una brigata partigiana, la 36esima Bianconcini Garibaldi, e teatro in poche settimane di tre eccidi per opera dei tedeschi, aiutati dai repubblichini. Era la primavera-estate del 1944, gli Alleati avanzavano, i partigiani nella zona erano molte centinaia, anche se tanti arrivati in montagna da poco ed inesperti, i rastrellamenti erano continui, Imola e Firenzuola le città da cui provenivano tanti patrioti e chi poteva ascoltava di nascosto Radio Londra.
Oggi quasi tutti quelli che arrivano a Casetta ci vanno sulle tracce di Dino e Sibilla – come ben sanno Paolo Ciampi ed Elisabetta Mari autori del libro L’aria ride (Aska) che ripercorre quella storia e quei sentieri, la selvaggia bellezza della valle dell’Inferno e dei suoi miti – ma Serena Cinque e Michele Geroni nel loro Appuntamento a Casetta di Tiara (Sarnus editore), seguono la memoria della guerra partigiana, paure e speranze di molti giovani. Ed intrecciando figure storiche e l’amore tra Giulio ed Adele, frutto della loro fantasia, disegnano un pezzo della nostra storia, le vicende di persone normali, non eroi o fanatici, che scelsero la parte giusta con cui stare. E che spesso ne pagarono il prezzo, come gli otto partigiani uccisi nell’eccidio dell’8 maggio 1944 a Casetta, la famiglia Milanesi, trucidata il 2 luglio, compreso un bambino di 7 anni, e l’anziana famiglia Livi, sterminata il 17 dello stesso mese.
Giulio e Adele, assieme ai personaggi veri come don Rodolfo Cinelli, parroco a Casetta, ed i comandanti partigiano Luigi “Bob” Tinti e Giovanni “Cajo” Nardi, finito dai tedeschi dopo essere stato ferito nella strage dell’8 maggio, parlano anche la lingua di oggi. E sono un altro buon motivo per un’escursione a Casetta, tra fiumi e boschi, da gustare passo dopo passo.



