
Per me erano gli omini del lampadario. Li vedevo appesi, sornioni e dondolanti tipo scimpanzé al “tre bracci” in ottone che avevo in camera ogni volta che la febbre alta mi faceva delirare.
“Oddio, vede gli omini” lanciava l’allarme mia madre non appena piombavo nelle allucinazioni del 39 e mezzo, e con quello dava anche la stura agli inevitabili e mefitici cicli di antibiotici.
Le fate formiche di Shin Sun-Mi (Topipittori editore), grazie a un potente “effetto madeleine”, in un attimo sono state capaci di svegliare i miei omini che, molto meno aggraziati e eleganti di loro, dormivano in chissà quale sperduto cassetto della memoria.
Uscito nel 2018, questo delicatissimo albo mi piace riproporlo adesso per la sua grande forza evocatrice e per i suoi conseguenti benefici sull’animo, effetti tipici di tutti gli albi belli come questo.
E la bellezza qua è a strati.
Arriva dalla Corea, serbatoio di autori e illustratori di qualità sempre più presente, per fortuna, anche in Italia, e nel primo strato, quello subito evidente, ci incanta con i colori così tenui eppure così pastosi, con le figure nitide e minuziose lontane dall’iconografia occidentale ma per questo così affascinanti, con la calma e il calore che testo e figure sanno combinare pagina dopo pagina.
C’è poi la bellezza della storia, semplice all’apparenza, che narra la cura.
La magia della cura, affidata alle fate formiche piccole creature gentili che con ardore sostituiscono la madre stanca nell’assistere il bambino con l’influenza.
Grazie a un gioco geniale di rimandi e di memoria il braccio della madre addormentata si trasforma in quello di lei bambina che già allora era amica delle piccole fate, che tornano sempre, portentose risolutrici .
E il viaggio nell’immaginazione, che corre sul filo della continuità tra madre e figlio, combina e scambia lui piccolo con lei piccola – quante volte da bambini abbiamo provato a pensare come avrebbe giocato la mamma alla nostra età – in una unità fatta di piccole cose, della custodia delicata degli spazi della casa, della quotidianità, di amore.
Che sono gli ingredienti della cura. Mai come adesso prezioso e confortante ricordarlo.
Greta – 9 anni – Le figure di questo albo mi hanno portato in Oriente. Mi sembravano quelle di un vaso che ha la mia nonna in salotto. E la storia mi è piaciuta tanto. Quando ho la febbre alta anche io vedo degli animali strani, a volte dei giganti, a volte le giostre. Le fate formiche non le ho mai viste ma mi piacerebbe tanto mi venissero a trovare la prossima volta che mi ammalo, perché mi stanno simpatiche e poi così poi guarisco subito.



