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Memoria in viaggio con i treni di Nina

Il treno è magia. Il treno è la fantasia dell’attesa prima di raggiungere la meta, il prodigio di correre sulle rotaie, il desiderio della gita, il gioco di confondersi tra i passeggeri. Nell’immaginario di tutti i bambini il treno è sempre stato solo questo: il sogno. 

E’ così anche nella testa di Manuelino, il minore dei quattro figli di Nina, madre coraggiosa che invece sale su un treno che non la farà tornare. “Non ci sono più i treni che vanno al mare dice mamma, ora ci sono altri treni, che vanno dove fa freddo e c’è la neve”.

E’ capovolgendo di netto il sogno di ogni bambino e trasformandolo in incubo che Paolo Ciampi nel suo I treni di Nina (Betti editore) riesce a rendere indelebile la storia della famiglia Ventura, mutilata durante le persecuzioni razziali. La madre e la nonna salirono su un treno che le portò prima nel campo di Fossoli e poi ad Auschwitz. E i loro figli e nipoti continuarono ad aspettarle a lungo. Manuelino soprattutto.

A lui Ciampi lascia il compito di raccontare un dramma che, proprio perché consegnato a noi attraverso il punto di vista di un bambino, pare sulle prime fare meno male.
Il pugno nello stomaco che solo le storie di deportazione e morte sanno sferrare, lascia il posto a scampoli di leggerezza, un po’ reale un po’ sognata, all’attesa di lettere della mamma piene di amore che Manuelino crede arrivino dalla villeggiatura, all’ incredulità di fronte a un male troppo grande per essere ritenuto reale.

Così, pagina dopo pagina, accompagnato dalle vivide e serene illustrazioni di Silvia Clemente, il giovane lettore si trova a intuire l’orrore nazista che non viene mai evocato – a parte i due uomini vestiti di nero – che sa di freddo e di neve ma che nella testa di Manuelino si mischia con le favole, i giochi, la cioccolata, gli scherzi. E con i draghi che vengono sconfitti dai cavalieri. Sempre. 

Non sembra vada così al drago che tronca l’ infanzia spensierata del piccolo protagonista, portandogli via prima il babbo, morto sotto le bombe mentre era in viaggio su un treno per l’appunto, e poi la mamma e la nonna sparite nei campi di sterminio.

Il drago orribile che trasforma i sogni in incubi sarà sconfitto solo alla fine, come in tutte le favole, mi verrebbe da dire, anche se questa una favola non è. 

Il cavaliere che lo travolge si chiama Memoria, tenace. Quello che lo seppellisce Amore, che il piccolo Manuele ha continuato a coltivare per tutta la vita per la sua famiglia.

E grazie alla scelta a favore della speranza – guai se non ci fosse in una storia per bambini – Ciampi con la sua scrittura lieve punta l’occhio di bue su un Manuelino ormai bisnonno che gioca con i trenini rientrati finalmente nel luogo magico dal quale l’abominio li ha strappati. 

“Dopo l’inverno c’è sempre la primavera, e dopo la primavera l’estate”.

E d’estate i treni portano al mare.

Elena 11 anni – Questo libro l’ho letto tutto velocemente in una sola volta. Volevo vedere come andava a finire. Ho capito subito che parlava di una cosa molto triste anche perché a casa e a scuola ce lo hanno spiegato. E infatti Manuelino, il protagonista, mi fa molta tenerezza. E mi è venuto da piangere quando ho letto della mamma e delle sue lettere e che non è più tornata. E’ una storia che mi ha fatto pensare ancora di più a quanto è successo. Le illustrazioni poi, per come sono fatte, così vicine al mondo dei bambini, mi hanno fatto sentire Manuelino ancora più vicino e mi hanno fatto piangere. 

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