
E segna in terra una lettera alla volta
per farmi vedere l’enigma del futuro
in forma di alfabeto.”
Ex voto. Tre sogni e un ruggito di Antonio Riccardi (Amos edizioni) mi è arrivato come dono natalizio con la sua seduzione di carta Modigliani neve, carattere Garamond, il mio preferito, copia 22 numerata a mano.
Una sera stanca, ho urtato la poltrona dov’era seppellito da rivali con il corpo più grosso e tutto è caduto… così tra le imprecazioni, è rispuntato calamitando la mia attenzione, prendendosi la precedenza sugli altri.
Nel letto, accartocciata dentro al piumino, l’ho attraversato fino alla fine …Ma sarà vero che i primi al mondo sembravano lucertole?/E sarà vero che sotto ogni segreto/ nessuno è giusto, nemmeno uno? Il respiro onirico dei versi di Riccardi mi ha accompagnato alle porte del sonno, accorgendomi al mattino che tante cose, incontrate in quel libricino, continuavano a muoversi dentro con il potere della poesia cometa. Rara.
Sorridi mansueto, non sei sorpreso./Ma se i pesci mi mangiano papà/ e sotto c’è un altro che non ti piace?
Già, le visioni che si formano nella scrittura di Riccardi portano domande capaci di aprire pertugi interiori. E immagini che formano altre immagini, come quando guardi la fragilità delle bolle di sapone partire verso il cielo. Il filo è un dialogo nel mistero, con quello che galleggia dentro una perdita primaria, il rapporto con i legami che cuciono il tempo.
Prima di andare, nuotando/nel mio sonno hai detto/ricordati che gli adempimenti/hanno la forma del futuro./ Poi hai chiuso l’inizio con la fine.
Un libro in cui sostare, chiudendo gli occhi, ascoltando.



