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La Gabbia dei matti

Leggere “ La gabbia dei matti “ dopo circa 10 anni dalla sua uscita, non mostra assolutamente, purtroppo è il caso di dire, nessun tipo di distanza temporale, anzi gli avvenimenti che si susseguono nel nostro paese, e non solo, ci portano a dire che niente è cambiato da quanto ci viene descritto, in maniera sintetica ma esaustiva , in quasi 160 pagine.

Restando alla città in cui vivo, Firenze, si è testimoni di un accentuarsi dei livelli di controllo repressivo. Sufficiente citarne due, tra gli altri, Riccardo Magherini ”  morto “ nel marzo del 2014, in seguito ad un controllo dei carabinieri; il tribunale, ed in seguito la corte d’appello ha confermato,  ha condannato in primo grado tre carabinieri, ma la corte di cassazione ha assolto in via definitiva i 3 carabinieri che effettuarono il fermo di Riccardo Magherini; l’ostinazione e la determinazione dei familiari della famiglia fa si che il tutto non finisca nel nulla ed il rivolgersi alla corte internazionale dei diritti dell’uomo all’Aja è proprio il segnale che i soprusi non possono essere accettati, né subiti in silenzio. L’ultimo ai danni di un venditore ambulante, senegalese e questo significa poco e punto nel ragionamento complessivo, ad opera di una squadretta antidegrado della polizia municipale.

La stretta al collo; la stretta come quella avvenuta a  Floyd ucciso nel 2003 negli USA applicata ad un venditore ambulante nel nome della LEGALITA’. Tutti gli elementi che caratterizzano episodi del genere li troviamo nel noir di Rinarelli, a partire dall’interrogatorio “ pesante “ alla versione di comodo. Ma anche il contesto in cui il tutto si svolge, ma soprattutto si sviluppa : la cooperativa sociale che interviene, o cerca di farlo, su gente non assistita; sui problemi non abitativi; persone con problemi psichiatrici , anziani che devono condividere la propria esistenza con la solitudine; e con i tagli che le politiche economiche impongono e quindi la chiusura imposta dalla Regione.

Ma se quanto descritto può sembrare la lettura del lato negativo, abbiamo l’altra faccia della medaglia, il sentirsi parte di una collettività che si ribella di fronte al fatto che un disabile non può , e non deve, morire in un commissariato. Di fronte ad ingiustizie non affrontabili razionalmente non può che scattare la pianificazione di una risposta che è , e non può non essere , solo “ di pancia “. Perché se il livello razionale si alza, i dubbi si addensano e fermare quanto voluto e per certi versi cercato, non sarà più possibile.

Quanto decritto, e scritto, da Luca Rinarelli ci porta a fare i conti  con le battaglie intraprese negli anni ’70, e non solo, per l’ottenimento di diritti civili e con un libro/film “ Qualcuno volò sul nido del cuculo “ negli occhi e nella mente.

Comunque anche questo noir non può prescindere dalla questione dei rapporti di forza che, certo in modo altalenante vengono messi in campo, determinano lotte, conquiste, arretramenti, valutazioni, punti di vista ecc…. perché scrivere di quello che successe nel carcere di Alessandria il 10maggio del 1974, rivolta con intervento delle forze dell’ordine sotto il comando del generale Dalla Chiesa  è leggere “ La gabbia dei matti “.

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