Fiordicotone (Paolo Casadio, Manni editori, 2022) in fondo è una quête. Mentre i cavalieri medievali affrontano lunghi viaggi e peripezie per trovare la donna amata o la coppa del Santo Graal, Alma Vita, la protagonista del bellissimo romanzo di Paolo Casadio, parte dalla Svizzera e attraversa mezza Italia per trovare sua figlia, Velia, che lei ha soprannominato Fiordicotone per via dei suoi capelli bianchi.
Ebrea di Lugo di Romagna, Alma viene deportata nel dicembre 1943 con il marito Omero Da Fano e la madre Zaira. La piccola Velia, invece, trova rifugio sotto il mantello di un uomo che si trova sul posto e sfugge all’arresto.
Sopravvissuta nel corpo bellissimo ma devastata interiormente, Alma ha un solo interesse che la tiene in vita: per ritrovare la figlioletta intraprende un lungo cammino, un viaggio irto di difficoltà, tra strade dissestate, ferrovie interrotte, campi di prigionia, posti di blocco. A Lugo la casa di Alma non è più sua, è stata venduta come bene sequestrato a ebrei; la sinagoga è distrutta, gli amici di una volta non ci sono più. Tormentata dai suoi fantasmi interiori, la donna non si arrende e insiste nella ricerca, potendo contare, al modo delle fiabe, su pochi ma fidati aiutanti.
Don Briscola, un prete molto particolare, Gabulini, un piccolo truffatore, il maresciallo Donadio, colui che ha proceduto all’arresto della famiglia Da Fano e che non riesce a perdonarsi la propria acquiescenza, ma che conosce un segreto importante.
Di Auschwitz, della Shoah, dei bordelli istituiti all’interno dei campi il libro non parla, se non indirettamente, nei sogni e nei ricordi che affiorano alla coscienza di Alma, nel suo sentirsi colpevole per essere sopravvissuta, sporca per il prezzo che ha dovuto pagare. Invece si sofferma molto sulle condizioni dell’Italia nei mesi successivi alla fine della guerra: un Paese distrutto, ridotto in miseria, dove, però, le buone persone ci sono. E ci sono anche dei bravi cani.
Mirabile lo stile di Casadio, una lingua elegante e fluida, punteggiata di parole ricercate e di espressioni gergali, una mescolanza alto-basso davvero interessante. Non manca una scintilla di umorismo.



