
Trenta anni fa moriva Vasco Pratolini, a Roma dove abitava da tempo pur essendo rimasto legatissimo alla sua Firenze e alle stradine attorno a Palazzo Vecchio e piazza Santa Croce, a quel mondo scomparso di cui lui ha cantato le gesta, le cattiverie piccole e grandi, i sentimenti, come ha fatto anche con le periferie, con Rifredi, terra di industria e lotte operaie ma anche della Madonnina del Grappa e di don Giulio Facibeni.
Pratolini ha scritto di fascismo e comunismo, conosceva bene entrambi, ma soprattutto ha parlato di uomini, di noi, di genitori e figli, di fatica e poesia, amore e aspirazioni sociali, di ragazzi che diventano uomini e donne, delle crudeli sincerità che da giovani ci sono indispensabili anche se feriscono; di come si diventa adulti, con qualche durezza e disillusione.
E se Cronache di poveri amanti è un arcipelago in cui perdersi volentieri per settimane e Le ragazze di San Frediano il racconto fiorentino per eccellenza, La costanza della ragione è la sintesi perfetta dei suoi romanzi: l’archetipo del percorso di crescita, personale e collettivo, che è il filo conduttore delle sue opere.
Sembra parlare di un mondo ben diverso dal nostro, ma basta leggere l’inizio del libro – Qui sono nato; ora è camera mia, prima c’era il salottino – per capire che così non è. E pagina dopo pagina diventare Bruno, coi suoi ricordi tenaci, il ciondolare con gli altri ragazzi, l’innamoramento forte, la Fabbrica (la Galileo) ed il Partito (il Pci), il compagno-babbo, il suo orgoglio.
La costanza della ragione scriveva Dante avrebbe dovuto non farsi possedere dal desiderio, evitando così di soffrire, ed è da questo passo della Vita Nova che Pratolini prende il titolo del romanzo uscito nel 1962, che si legge senza problemi di lingua, un classico contemporaneo.
Vasco Pratolini, nato nel 1913 e morto nel gennaio 1991, vide molti suoi libri diventare film, spesso collaborando alla sceneggiatura, è stato critico e giornalista, uno degli intellettuali di sinistra che hanno traghettato l’Italia nel dopoguerra; ma soprattutto è uno scrittore che parla al cuore dei lettori, perché a loro ha aperto il proprio cuore.



