
“Se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati”. Fabio Marson prende alla lettera la lezione di Pietro Calamandrei, citato in apertura a I signori della notte. Partigiani della Osoppo. Storie di Resistenza tra sentieri e casere (Edizioni Biblioteca dell’Immagine): si arma di ogni mezzo – zaino, bicicletta, auto, tenda – e decide di vedere con i suoi occhi e toccare con mano i luoghi di quella che Tito Maniacco definì l’unica vera “sollevazione popolare” della storia friulana.
“Dove andavano i partigiani quando salivano in montagna?” La risposta a questa domanda farà da bussola ad un percorso che si snoda per tutta la Carnia, partendo dalla Val d’Arzino per giungere ai tragici luoghi di Porzûs e Bosco Romagno, passando per Tolmezzo, Verzegnis, la ferrovia Pontebbana, tornando poi al Piancavallo e alla Val Tramontina.
Marson si concentra sulle vicende dei partigiani della Osoppo, la meno narrata, la meno nota delle formazioni partigiane, soffocata da troppa retorica, troppa ideologia, nonché dai fantasmi di Porzûs. È un racconto di luoghi, fotografati e descritti con uno stile che ci restituisce tutte le atmosfere di quelle vicende: il buio dei boschi, carico di inquietudini ma anche rifugio sicuro, l’odore intenso del fumo dei bivacchi, del sudore, della paura, della fame…pare di sentirlo tra le pagine del libro e ancora è rimasto ad impregnare le pietre di molti di quei luoghi. Spesso si tratta di malghe, case disperse tra antichi sentieri quasi del tutto abbandonati, ridotte a ruderi dall’abbandono della montagna negli anni del boom economico o semplicemente incendiate o distrutte dai nazifascisti e mai più ricostruite.
A narrare le storie di donne e uomini che hanno resistito strenuamente ci sono testimoni, cippi commemorativi, diari e testimonianze, vecchi di paese che, stanati dalle osterie, scrutano a lungo l’estraneo che vuole sapere della loro Resistenza prima di aprirsi, raccontare, guidare, indicare. Ne escono narrazioni eroiche, ma anche il profondo orrore, il dolore mai sopito per una terra che pare dimenticata da tutti e che ha conosciuto una lunga scia di sangue: il sangue friulano, come quello dei Cosacchi (l’armata alleata di Hitler che si scoprirà poi esserne l’ennesima vittima), come quello di molti uomini provenienti da altre parti d’Italia e che, per i più disparati motivi, si sono trovati a fare la loro scelta contro l’oppressione nazifascista proprio a ridosso della Carnia.
Emergono storie di battaglioni e delle loro imprese, fallite o riuscite, storie di giovanissimi coraggiosi o forse semplicemente incoscienti, di donne che hanno fatto, come solo loro sanno fare, la loro parte di Resistenza, di uomini con i loro nomi di battaglia addestrati e istruiti o semplicemente poveri contadini e montanari uniti dallo stesso anelito di Libertà e dalla stessa fame di Giustizia; uomini che agiscono al buio, nell’oscurità, spesso mal equipaggiati, ma forti del fatto che sono loro i padroni, i signori della notte.
Ed è anche una storia di montagna, quella svelata da Fabio Marson: “La montagna è patria di ribelli, una storia che si ripete in continuazione, non importa di quale secolo stiamo parlando. Anche per questo va difesa, la montagna, per ricordarci che tutti hanno diritto a un luogo dove poter resistere”.



