
È stato scritto nel 2006, ma fortunatamente ristampato lo scorso anno, da Edizioni Alegre. Figlia di una vestaglia blu, esordio di Simona Baldanzi, non solo è un bel libro che parla di donne, lavoro, dignità, ma è attualissimo.
La pandemia ha fatto riscoprire i cosiddetti lavori umili, chi è dietro un bancone del supermercato o pulisce uffici ed ospedali, di chi sta in fabbrica o nei campi – anche se paradossalmente il prezzo della crisi e’ ricaduto, come sempre, sulle spalle di chi ha contratti precari – e il romanzo è attuale proprio perché di pagina in pagina parla di operaie che non sono solo numeri o esuberi, ma persone con una famiglia e un legame forte con le compagne della catena di montaggio, che con i loro sacrifici provano a costruire un futuro diverso e migliore per i loro figli.
Racconta di uomini e donne che vedono il proprio territorio messo a soqquadro dai lavori per l’alta velocità ferroviaria e subiscono la fine della fabbrica-paese o del paese-fabbrica come sono stati per decenni la Rifle Jeans e Barberino di Mugello, quando appunto le vestaglie blu erano ovunque.
«Di tutti i ricordi che ho, mia mamma ha sempre indossato una vestaglia blu. Otto ore al giorno per cinque giorni la settimana, ma anche oltre. Sì, perché quando tornava a casa non se la toglieva fino a dopo cena, quando faceva la doccia. Oppure anche dopo la doccia, ne prendeva un’altra e la usava come grembiule perché non c’era mai tempo», scrive Simona Baldanzi, sintetizzando perfettamente l’universo operaio e gli affetti familiari poi spezzettati quando non frantumati dal mondo del precariato e della “flessibilità” a vantaggio solo del capitale.
Ma questo anche un romanzo di formazione, di chi non si arrende — c’è la lotta per i diritti degli operai che scavano le gallerie e che “adottano” quasi la giovane Simona che parla con loro per la sua tesi di laurea — di chi guarda in faccia la realtà, la critica e cerca di cambiarla.
Un libro che si legge e rilegge di un fiato, una testimonianza in presa diretta su quel lavoro che in questi anni è stato rimosso dall’orizzonte sociale, politico, culturale del paese; come fosse una cosa di cui vergognarsi, mentre i finanzieri e i manager imperversano spensierati.
Soundtrack: Stiff Little Fingers, Nobody’s Hero



