
Ci sono due modi per visitare una città: conoscerla attraverso una guida o farsela raccontare da chi la abita. La struttura della guida è esaustiva e ordinata. Decidiamo noi il percorso e siamo gli artefici di ogni scoperta. Ma le città non sono oggetti asettici da tagliare a pezzi e visionare secondo uno schema programmato. Le città hanno una storia che traccia una fisionomia che finisce per riflettersi inevitabilmente sulle esistenze individuali dei suoi abitanti. Quindi chi può definirsi cittadino di quel “lì”, può narrarcelo. Il filo sono i ricordi, l’interpretazione, la volontà di condividere il carattere della città con chi la visita.
Torino, senza esagerare di Marco e Chiara Aime (Bottega Errante) si dipana agli occhi del lettore tra le due voci di zio e nipote. I percorsi proposti emergono chiari dalle descrizioni e si arricchiscono passo dopo passo di riflessioni che ci portano dentro, tra le vie, i palazzi, i caffè, lo stadio, il Museo Egizio e tutto quello che fa di Torino appunto Torino. Ma soprattutto si delinea il volto di una città che senza mai esagerare ha saputo trasformarsi seguendo la storia del Paese e scrivendola al tempo stesso.
I suggerimenti offerti sono molteplici, guidati ciascuno dal voler far sperimentare il luogo nella sua stratificazione cronologica di pietre e di eventi che ne hanno determinato le caratteristiche attuali. Il lessico oggettivo risulta immediato per il visitatore neofita, mentre la partecipazione personale dei narratori regala unicità all’attraversamento.
Non rimane che leggere “Torino” e scegliere dove farsi condurre per una scoperta che ha il sapore di una passeggiata tra amici.



