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La via giapponese all’armonia

Wa di Laura Imai Messina (Vallardi) espone gli aspetti migliori della mentalità giapponese. Per l’europeo che abbia vissuto o viaggiato in Giappone e ne sia rimasto affascinato, questo libro chiarisce, con perfetta completezza, le ragioni per cui ciò è accaduto. La parola wa indica in giapponese l’andare d’accordo, lo stare in armonia, ciò che si mescola e unisce bene; ma significa anche quanto è tranquillo, mite, amabile, cordiale, sereno e, infine e significativamente, ciò che è in stile giapponese.

Con questo termine, quindi, i giapponesi indicano i valori in cui si identificano, quelli a cui si ispirano per far funzionare la loro società. È la loro applicazione, che per quanto umanamente imperfetta è assai estesa, che suscita gioia in molti stranieri, quasi increduli di fronte alle quotidiane gentilezze che fluidificano la vita dei giapponesi: «È la pulizia delle strade, il sorriso che si mostra dovunque, il garbo del contatto, l’esattezza dei mezzi, la precisione degli orari», spiega la scrittrice.

Armoniosa è anche la struttura del libro, modellata sul calendario giapponese, nel quale ciascuna delle quattro stagioni si divide in sei periodi, a loro volta ancora separati in tre parti, per un totale di 72 tempi diversi. A ognuna di queste brevi «stagioni» di cinque giorni, Laura Imai Messina ha associato una parola e un tratto della mentalità giapponese. Si parte dal «sostenersi a vicenda» e via via si trovano concetti come «ciò che spinge a pensare che sia valsa la pena vivere», «l’apparenza che protegge la sostanza», «lo spirito nascosto negli oggetti» e, naturalmente, «la fiducia».

La sintesi, se la si vuole, sta forse nel parola itadakimasu, che esprime la riconoscenza: «Ci si sente meno soli a pronunciarla – scrive Laura Imai Messina –, parte di un mondo fatto di persone che non hanno bisogno di conoscersi per collaborare».

Quanta differenza rispetto alla mentalità più diffusa in Italia, basata sulla convinzione che la vita vada vissuta come una guerra di tutti contro tutti, e perciò sulla diffidenza e l’ostilità verso chi non appartiene alla propria famiglia o al proprio clan. La diffusa impunità di cui godono i delinquenti e i disonesti è, secondo alcuni, all’origine del successo che hanno registrato in Italia, fin dagli anni Quaranta del secolo scorso, i fumetti di Tex Willer, inesorabile giustiziere.

Allo stesso modo, forse, la prepotenza e la mancanza di rispetto per gli altri (e per la natura) che caratterizzano gran parte dei nostri connazionali potrebbero essere fra le ragioni dell’interesse crescente per il Giappone. A un numero sempre maggiore di italiani, che non riescono più a sopportare l’insolenza e la volgarità che li assale ogni giorno, un viaggio in Giappone apre le porte di un paradiso. Certo non si tratta di un paradiso in senso assoluto, ma il confronto è comunque impari.

Eppure le affinità tra la mentalità che Laura Imai Messina ci descrive e il pensiero filosofico europeo ci sono; basti pensare alle massime degli antichi saggi Eraclito, Empedocle e Anassagora, al sofista Protagora che fondava la società sul rispetto reciproco fra i cittadini, al senso della misura degli stoici greci e romani, ai naturalisti e panteisti rinascimentali come Giordano Bruno. Ancora pochi anni fa, Norberto Bobbio pubblicò uno splendido Elogio della mitezza.

Mentre in Giappone, però, le idee filosofiche e religiose migliori si sono diffuse nella società – per un processo di osmosi simile a quello per cui le abitazioni private richiamano esteticamente i migliori esempi di architettura religiosa -, in Europa la saggezza dei filosofi non ha mai fatto breccia nella maggioranza, arroccata intorno al suo (dis-)valore della violenza come strumento di regolazione dei rapporti sociali.

La maggioranza dei “democratici” cittadini ateniesi condannò a morte Socrate, i tribunali della sedicente “religione dell’amore” mandarono al rogo Giordano Bruno e le masse novecentesche bruciarono cumuli di libri e dei loro autori, solo per citare alcuni esempi. Non c’è da stupirsi se i loro discendenti considerino normali l’aggressività e la prepotenza.

Inutile sperare che leggano Wa (o altri libri) e si ingentiliscano. Urge trovare altre strade per ribaltare le proporzioni fra i violenti e i miti nelle società europee. Questo libro è sicuramente un rifugio prezioso per i momenti in cui più aspra è l’esperienza del quotidiano italiano, ma è anche un invito ad agire per portare nei comportamenti umani l’armonia che ci manca.

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