
È morto da cento anni, anzi da 101, eppure camminiamo con lui nelle strade e piazze di Siena, nella vicina campagna, nella luce rosa del tramonto come nel buio di vicoli e nel Medio Evo gotico delle chiese, nelle osterie fuori porta.
Camminiamo con lui, incantati dalle sue descrizioni e aiutati da fotografie e cartoline d’epoca, avvolti dal silenzio della Siena che fu e che in molti casi oggi è uguale. Sulla tracce di Federigo Tozzi è un piccolo gioiello, pensato per la ricorrenza dei cento anni della morte dello scrittore di Tre croci (Betti Editrice, di Riccardo Castellana, Ilaria Muoio e Laura Perrini), che ha dietro un robusto progetto scientifico e culturale, ma che è una agile guida nella memoria di Tozzi e nella città che riecheggia costantemente nelle sue opere anche se visse per anni, e morì, a Roma.
Una cartina allegata al libro, codici Qr, sette percorsi, il sito www.federicotozzi2020.it aiutano a seguire la narrazione, composta dalle parole di Tozzi, ed è bello perdersi, peregrinare su e giù tra strade, piazze e porte, panorami ancora oggi mozzafiato, orti urbani, in quei luoghi identitari della città che hanno fatto vincere al progetto il bando di Fondazione Monte dei Paschi di Siena da cui è nato anche il libro.
Un testo intimo, crepuscolare, spesso malinconico – non c’è traccia ad esempio delle feste in Contrada o della frenesia del Palio – in un mondo rurale appena intaccato dalla modernità e dalla borghesia, fatto di casette e bottegucce, spesso piovoso e freddo, ma con squarci di bellezza descritti con amore e attenzione. “Battevano le ore dalla Torre del Mangia in quel silenzio di tutta Siena; e un’eco, proprio come un altro orologio, le ripeteva fino alla campagna, con una chiarezza placida”.
“Ma la Fontebranda è ficcata giù sotto terra. Quanta solitudine e quanto silenzio anche con il vocio delle donne e dei ragazzi! Quando le donne di Fontebranda cantano, con quelle cadenze d’una stanchezza tanto dolce!”.
“Talvolta si diceva: “Sono proprio a Siena? Non mi pare la stessa. Certamente il suo cielo ora è più azzurro di prima: non era così una volta”.
Sì siamo proprio a Siena, assieme a Federigo.



