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Alice, Lewis Carroll e gli omicidi letterari

Omicidi letterari: ecco un altro filone interessante della letteratura popolare; romanzi che partono da altri romanzi, ne distillano alcuni elementi e li trasformano nel motore della nuova storia. Fra gli esempi più recenti c’è I delitti di Alice dello scrittore e matematico argentino Guillermo Martínez (Marsilio-Farfalle, traduzione di Valeria Raimondi). Torna in scena, dopo 17 anni dall’esordio ne La serie di Oxford (Mondadori), una coppia quasi sherlockiana: il professor Arthur Seldom e il ricercatore argentino G.; il nome per esteso non appare mai: è troppo difficile da pronunciare, dice lo stesso personaggio, voce narrante del romanzo. 

Alice, dunque. La Confraternita Lewis Carroll, che sta lavorando a una monumentale biografia su Charles Lutwidge Dodgson, si imbatte in un mistero. Nei Diari dell’autore sono state strappate alcune pagine, ma esiste un foglio, che fino a quel momento nessuno, chissà come, aveva notato, che ne riassume i contenuti. A scoprirlo è una ex allieva di Seldom, la giovane Kristen, che però non ne svela il contenuto perché vuole essere certa che il merito della scoperta vada solo a lei. Il problema è che tutti temono si tratti di rivelazioni sui rapporti che Carroll aveva con le adolescenti, che fotografava in pose provocanti e a volte anche nude, seppure con i genitori consenzienti. Torna, dunque, il tema della presunta pedofilia dello scrittore e prete anglicano. Ed è in questo contesto che si scatenano gli omicidi – due riusciti e uno fallito – con riferimenti espliciti a passaggi del romanzo Alice nel paese delle meraviglie. 

L’espediente, per così dire, non è una novità: come accennato poco sopra, è già capitato in altre occasioni che un romanzo metta le fondamenta in un altro, com’è ovvio un classico; ad esempio il celebre Circolo Dante di Matthew Pearl (Rizzoli, 2005): lì gli intellettuali statunitensi post guerra di secessione si trovano di fronte a assassinii ispirati alle pene del contrappasso dantesco; mentre un gruppo di intellettuali, guidato dal poeta Henry Wadsworth Longfellow, sta traducendo la Commedia, ostacolati dal direttivo dell’Università di Harvard. 

La struttura narrativa è quella classica, del giallo “all’inglese”, con digressioni scientifiche e filosofiche, qualcuna, forse, un po’ compiaciuta e non utile alla trama, e commenti, letterari ed etici, sui romanzi e sulla vita di Carroll. Aggiungendo addirittura un pizzico di romanticismo. Il romanzo mantiene in ogni caso il passo del thriller, con scene cruente e colpi di scena calibrati in modo da svelare poco alla volta le sfaccettature del mistero, e da sorprendere davvero il lettore. A questo punto è possibile che la coppia in stile Holmes-Watson torni in scena presto. 

PS: A proposito delle digressioni. Un esempio per capire di cosa si tratti, tenendo conto che si tratta, per fortuna, di pochi casi. «Non riuscivo a rassegnarmi al pensiero che si trattasse della solita triste morigeratezza sessuale alla Wilhelm Reich, che predicava di frequentare una ragazza alla volta. La vite già era troppo breve, non poteva essere anche tanto meschina. Trovavo più appropriato che la nostra, patetica, inconsolabile finitudine, la nostra capacità minima di scuotere la funzione delta fra due zeri eterni, favorisse almeno la moltiplicazione degli amori?». Insomma… 

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