Esci da Volevo nascondermi film di Giorgio Diritti sulla vita di Antonio Ligabue dopo aver visto un immenso Elio Germano nella parte del pittore “matto”- con una interpretazione da brividi tanto è autentica e aderente al vero Ligabue – ma paradossalmente sei insoddisfatto.
Perché? Perché se Germano è bravissimo, perché se c’è tutto il suo dolore e la passione per l’arte, l’ambiente quasi sempre ostile ma anche amico, perfino il dialetto che costringe ai sottotitoli ma ti riporta indietro nel tempo più delle belle immagini e di volti e corpi inconsueti nell’oggi?
Perché il film è solamente Germano, che accentra e cannibalizza tutto, e sintetizza la storia di Ligabue che più o meno tutti conoscono complice l’indimenticabile sceneggiato Tv con Flavio Bucci: non c’è praticamente sceneggiatura, spessore negli altri personaggi, non c’è musica, cambi di ritmo, coraggio.
Paradossalmente – come in Mouline Rouge con Nicole Kidman – un gigantesco attore non fa un grande film e questa ne è una prova. Se potete però non perdetelo, non ve ne pentirete, perché opere così se ne vedono poche e quando all’uscita della sala tutti parlano di quello che hanno appena visto è segno che qualcosa o molto è arrivato.
Vi ricorderete a lungo di Elio Germano per quanto coperto dalla “maschera” deforme dell’artista morto nel 1965 a Gualtieri, paesone emiliano dove è vissuto ed è maturato come pittore e scultore.
Dopo, solo dopo, andate su Youtube, digitate “antonio ligabue” e guardate al link https://youtube.be/12rsTP3rWzM il breve documentario girato nel 1962.
Il libro consigliato: Cesare Zavattini, Ligabue, Bompiani



