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Sei grandi poeti e il vanto dell’amore

La relazione sentimentale tra due Poeti ha certamente delle connotazioni straordinarie: la Poesia può essere il collante ma anche il solvente, la malattia e la cura, Paradiso o Inferno, personale o doppio

Per indagare su questi temi, Barbara Buttiglione in Questo grande amore è il mio vanto (Io me lo leggo editore) ha scelto tre coppie di straordinari poeti: Percy B. Shelley e Mary Wollstonecraft Godwin, Robert Browning ed Elizabeth Barrett, Ted Hughes e Sylvia Plath. Naturalmente, questo scritto e la sua autrice non hanno l’ambizione di essere esaustivi nel merito delle questioni affrontate; al contrario, il fine di questo lavoro è proprio stimolare il dibattito, innescare il confronto, suscitare riflessioni e curiosità, incoraggiare la (ri)scoperta di questi eterni genî.

Leggendo e studiando le biografie dei poeti citati, l’autrice ha colto la complessità della relazione amorosa che si innesta sull’ammirazione e la stima artistica, oltre che personale, in un’equazione che è parso interessante approfondire.

Pur vivendo nello stesso secolo, gli Shelley e i Browning hanno attraversato porzioni differenti dell’Ottocento, con conseguenti implicazioni culturali, artistiche, sociali e personali che influirono sul loro status di coppia ‘illegittima’ (gli Shelley) o di coppia felicemente sposata (i Browning).

Sylvia Plath e Ted Hughes, nati nel ‘nuovo secolo’, hanno vissuto un rapporto tormentato e autodistruttivo, ricercando febbrilmente l’ispirazione, inseguendo la pubblicazione, rincorrendo il riconoscimento dello status di ‘poeta’.

Nell’introduzione che apre il suo saggio breve Questo grande amore è il mio vanto, l’autrice anticipa il ‘main theme’ dello scritto ovvero l’analisi dell’equilibrio tra sentimento amoroso e stima professionale così come lo hanno vissuto sei tra le più grandi menti illuminate della letteratura inglese.

Dipingendo immagini tratte dalle loro vite straordinarie, seguendo le vicende personali intrecciate alla produzione artistica, l’autrice indaga sulle dinamiche diverse a seconda della coppia protagonista, e sceglie di aprire ciascuna relazione con una poesia, o con un estratto dei poeti in esame, suggerendo la dimensione dialogica tra gli amanti. Le citazioni bibliografiche rafforzano la storicità e la veridicità dei fatti narrati per quanto «il saggio non lascia traccia della difficoltà della ricerca; piuttosto, ne esalta la complessità in una chiave ‘democratica’, rendendo le pagine della vita e delle relazioni di questi grandi artisti fruibili allo stesso modo, tanto da appassionati e studiosi di letteratura inglese, quanto dai lettori curiosi, che amano essere pungolati da storie belle, non banali». Così scrive la docente di letteratura inglese, Roberta Mannarella, curiosa e attenta lettrice del saggio.

Sebbene i loro nomi risuonino familiari alle orecchie di molti, Percy B. Shelley e Mary Wollstonecraft Godwin, Elizabeth Barrett e Robert Browning, Sylvia Plath e Ted Hughes non riscuotono ancora in Italia la considerazione e il successo che pure meriterebbero; e questo saggio, senza alcuna pretesa di compiutezza, si propone di suscitare nelle lettrici e nei lettori il desiderio di conoscenza e approfondimento, suggerendo, oltre ad una interessante bibliografia, anche possibile visite ai luoghi del cuore dei poeti esaminati, custoditi dal nostro Paese e raccolti dall’autrice in una piccola guida posta al termine del saggio.

A ragione, l’autrice in conclusione scrive che «la letteratura e la poesia dell’800 e del ‘900 non sarebbero state quelle che conosciamo senza le loro creazioni, non soltanto per il loro valore intrinseco ed universale ma anche per il ruolo che questi Poeti hanno avuto nelle vite di migliaia di lettori e di un numero indefinito di artisti che a loro si sono ispirati, a loro hanno fatto riferimento, alla loro opera hanno attinto per soddisfare la sete di Bellezza che tutti avvertiamo, o dovremmo avvertire, nel corso della vita. Anche le nostre ‘ordinarie’ esistenze possono godere di un assaggio di Sublime, di una scomposta ma intensa visione di Bellezza: è sufficiente leggere i versi di P.B. Shelley, i romanzi di Mary, le rime appassionate di Robert ed Elizabeth, le liriche sofferte e taglienti di Sylvia Plath e Ted Hughes. Pur essendo quasi come spiare dal buco della serratura di una porta che cela l’Infinito, ne sarà valsa davvero la pena». 

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