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Blanca e le vecchie ragazze

Quando si guarda un film tratto da un romanzo viene da dire, quasi sempre a ragione: «Era meglio il libro». Poi a volte succede che la modifica del linguaggio, e il passaggio dalla pagina allo schermo, abbia un effetto boomerang positivo. Ovvero si riscopra la fonte originale delle storie, e si torni… alla carta. Sta capitando in questi giorni: la serie tivù con al centro Blanca (prima sulla Rai, ora su Netflix), ha fatto scoprire anche al grande pubblico uno fra i personaggi più riusciti e affascinanti del mondo “giallo”. Blanca, Occhiuzzi nei romanzi, Ferrando sul piccolo schermo, è stata creata da Patrizia Rinaldi nel 2009, prima pubblicata da Flaccovio editore, poi rilanciato dalle edizioni e/o.

Chiusa la prima stagione tivù, in attesa della seconda, si può continuare l’avventura con il quinto romanzo con al centro la poliziotta ipovedente, Blanca e le niñas viejas, in libreria da qualche mese. Chi avesse perso il primo “capitolo”, può recuperare la ristampa del romanzo d’esordio, Blanca appunto, che oggi ha in copertina l’attrice Maria Chiara Giannetta (uscito a novembre 2021).

Si torna in Campania: al commissariato di Pozzuoli le dinamiche interpersonali si complicano ogni giorno di più, mentre sul commissario Martusciello e gli altri colleghi di Blanca piomba un duplice omicidio. In una palestra della periferia vengono trovati i cadaveri, martoriati ma “composti”, di due “ragazze anziane”, celebri ballerine di tango. In realtà il caso spetterebbe a un altro commissariato, ma Gabriella, amica delle vittime, chiede aiuto a Blanca. Che non si tira mai indietro, nonostante le ferite d’amore, i problemi con la figlia adottiva, i propri demoni. E dovrà addirittura imparare a ballare il tango, per capire chi possa essere l’assassino, il mostro; questo nonostante veda solo le ombre delle cose.

Patrizia Rinaldi propone ancora una volta un intrigo complesso, ben temperato, che trascina il lettore pagina dopo pagina. E che si mostra, subito, molto di più di un thriller: c’è raccontata la storia di un Uomo Giovane che arriva dall’Argentina per “uccidere l’amore”; entra in scena Napoli, che da affascinante scenografia diventa personaggio a tutto tondo, che parla con i lettori e con la sua gente.

Insieme a tutto questo Blanca e le niñas viejas descrive il dramma dei ragazzi “interrotti”, quelli che non riescono a frequentare la scuola e rischiano di precipitare nel nero delle periferie malavitose. Svela omertà e piccinerie, mostra la potenza del male. Patrizia Rinaldi intreccia e annoda un tappeto di storie, variopinto e affascinante, impreziosito da una scrittura che in alcuni passaggi si affaccia alla finestra della poesia. Senza rinunciare alla descrizione del dolore e della fatica di vivere.

«La città […] aveva da fare, era impegnata a maledire con tutte le sue forze chi le stava sporcando le vesti e buttando fiumi e fiumi di cancro nelle vene». E l’amore che fatica ad attecchire fra gli uomini, che inciampa nei tradimenti composti non solo da fatti, ma anche (soprattutto?) da omissioni, dilaga nei confronti di Napoli, madre vera quanto la protagonista, nonostante la figlia Ninì sia adottiva.

Alla fine, fra una citazione di Paolo Conte, in epigrafe, e un richiamo a Borges, Blanca chiude il cerchio ballandoci “sopra”; o dentro. Imperdibile.

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