
La copertina di Microfictions di Regis Jauffret, edizioni Clichy, riporta il giudizio di Liberation che non lascia spazio a dubbi: “questo libro è materiale puramente incendiario”.
L’autore è inserito da tempo nella triade dei maggiori autori francesi contemporanei insieme a Emmanuel Carrere e a Michel Houllebecq. L’opera, una raccolta di ben cinquecento fulminanti racconti di due pagine ciascuno, è un vero pugno nello stomaco.
Non c’è spazio per lieti finali, morali tonificanti, spensieratezze che allentano la tensione e rifocillano l’animo. E’ una collezione di quanto di peggio l’animo umano può concepire nei confronti dei suoi simili.
Che siano la moglie, il marito, il compagno, la compagna, i figli, i genitori, gli amici, gli estranei, Jauffret analizza con la freddezza dell’anatomopatologo le miserie e le bassezze umane. La sua è un’operazione che potremmo definire un’analisi impietosa della cattiveria, della piccolezza, della violenza, della anaffettività che sovente emergono nella quotidianità della vita delle persone cosiddette “normali”.
La cosa “preoccupante” e’ che la scrittura di Jauffret è travolgente, spesso fa indignare, talvolta fa sorridere a denti stretti ma ti inchioda comunque alla pagina. E letto un racconto vai subito a quello successivo.
Vorresti fermarti ma non si può. Si continua a leggere con curiosità, forse morbosa. Il consiglio per la lettura che ne scaturisce è il seguente: leggetelo se siete inguaribilmente ottimisti e la corazza della vostra positività non può essere scalfita da tanta cattiveria.
Se viceversa siete depressi o solo delusi della vita, lasciate perdere.



