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Un bambino, una stagione e l’amore di un gatto

Un temporale ha lavato l’aria e scoperto le montagne, laggiù, dove il chiarore di panna ancora lampeggia, e le nuvole come una tenda, liberano il cielo...

I racconti biografici, scritti di pugno dagli autori, quando non sono meri specchi,  riescono ad essere per il lettore un fuoco capace di accendere e illuminare parti remote. 

È il caso de Il bambino di seta di Roberto Lamantea, questo libro da tasca, edito dal raffinato Amos che delle sue scelte e copertine, nel tempo, ha fatto uno stile (Llamanzares, Kantor, Unamuno…). Carta color neve, porosa, per una narrazione composta a quadri che si spostano nel tempo incontrando un bambino, una stagione, l’amore di un gatto.

228, 228, subito al telefono. Sono io il 228. Il numero è cucito sulla mia biancheria, una targhetta di stoffa con le cifre rosse, così quando va il lavanderia e la disinfettano non sbagliano.

Il protagonista è un ragazzino di undici anni mandato in un collegio sul lago Maggiore. Paga la diversità di non amare il calcio e di disegnare foglie. Una sensibilità che viene vista come non adeguata ad un maschietto degli anni Cinquanta. Così si ritrova spedito in un luogo che pare uscito da una fiaba nera.

L’istituto è un posto duro descritto con perizia e ironia.  Mamma perché mi ha mandato qui? La domanda echeggia come un grido di dolore. Dormire senza materasso, essere sottoposto a test medici, guardare il bosco dalla finestra e sentire una struggente nostalgia di casa. Eppure sono l’amicizia con un compagno di avventure, la dolcezza di un’infermiera, i viaggi dentro l’enciclopedia Conoscere, a rendere più sopportabile una sofferenza indicibile. E poi l’incontro di un gatto, la vita salvata dalle parole: nominare le cose permette a quel bambino, diventato uomo, di stare al mondo anche con la sua esclusiva fibra di seta.

Una prosa intima e sociale che profuma di sogni liberati.

Un temporale ha lavato l’aria e scoperto le montagne, laggiù, dove il chiarore di panna ancora lampeggia, e le nuvole come una tenda, liberano il cielo…

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