
Bruno Arcieri è un uomo al bivio, non certo il primo e – da lettori speriamo – nemmeno l’ultimo; è uno di quei personaggi magnetici dai quali, una volta incontrati, è difficile staccarsi. È l’uomo del mistero, come lo chiama affettuosamente (ma non senza un velo di preoccupazione) la sua dolce compagna Marie, è anche un uomo spigoloso e fortemente assertivo, barricato all’interno di una spessa corazza, incrinatasi col passare degli anni e le vicissitudini di una vita intensamente vissuta. Bruno Arcieri, ormai settantenne per quanto in splendida forma, ha infatti attraversato il fascismo e il secondo conflitto, con tutti i loro drammatici strascichi, prima come capitano dei carabinieri, poi come agente dei servizi segreti.
Ne L’ultima scelta (Tea Libri) Leonardo Gori ce lo presenta sempre attento e sensibile, pur nella sua incrollabile concretezza, a tutto quanto accade nel mondo che lo circonda: dalla strage di piazza Fontana, i cui misteri fanno da motore alla vicenda, alla corruzione dilagante con la speculazione edilizia, dallo sbarco sulla Luna alla guerra civile in Nigeria; ma è anche partecipe della rivoluzione giovanile in atto, dalla quale è tutt’altro che spaventato proprio perché i nuovi giovani “sembrano vivere senza bisogno di finzioni”.
Ed è proprio con il mondo della finzione che Arcieri deve fare i conti una volta per tutte: quel mondo di spie, misteri, delitti, menzogne, spesso camuffate da ragion di Stato, che ora lo costringono a venire a patti con la sua coscienza; è un uomo in guerra – forse da sempre – prima di tutto con se stesso, Bruno Arcieri, un uomo di carattere, e per questo, anche nei momenti più bui e difficili, ha saputo fare “l’unica scelta decente” rimanendo fermo nel suo servire lo Stato, facendo il suo dovere “nonostante” il fascismo, affermando con forza di aver “sempre creduto che fossero la dignità dell’uomo e i valori della democrazia a distinguere i giusti dai malvagi”.
Dignità e giustizia paiono le ancore di salvezza del colonnello, invischiato nell’ennesimo e indesiderato intrigo: una sorta di faida interna ai servizi sullo sfondo della guerra fredda e dei suoi intrecci con le tragiche vicende italiane. Arcieri ritrova Daniele e Nanette, ripiomba nei suoi trascorsi trascinato dalla sirena del suo antico perduto amore, Elena Contini; ma al tempo stesso è lacerato dal senso di colpa, combattuto tra i fantasmi del passato e l’uomo nuovo, che è divenuto grazie allo stretto contatto “con qualcosa di profondo e di puro”: un conflitto interiore scandito da incubi inquietanti ma anche dal dolce ricordo dell’infanzia e della sua adolescenza già ribelle. È un uomo che ha vissuto costantemente al bivio tra il Bene e il Male, tra la Verità e la Menzogna, ma anche un individuo dal notevole spessore umano, dato che anche nel momento cruciale sa fare appello a quella autenticità a lungo inseguita e trovata nei volti dei giovani dai quali si è circondato e dai quali ha appreso a guardare il mondo con occhi nuovi: l’autenticità di un amico vero, l’ormai imprescindibile Franco Bordelli, assieme al quale ha appreso il profondo valore della “fiducia reciproca”, così come dell’amore, “unica verità, la soluzione per il male del mondo”.
Arcieri compirà la sua ultima scelta nel gennaio del 1970, un mese del quale Leonardo Gori – maestro nel trasportare il lettore in atmosfere d’altri tempi – ci ha fatto percepire ogni brivido, ogni soffio di vento. A questa avventura di Arcieri ne sono seguite altre, ma ambientate in anni precedenti, come La nave dei vinti (Tea) e Il ragazzo inglese (Tea). Che ne sarà del settantenne colonnello in pensione Bruno Arcieri dopo questa ultima avventura? Si rassegnerà alla pensione? O starà aspettando qualcun altro ad un nuovo bivio?
Difficile credere che sia finita qui perché si sa: “la vita è piena di sorprese, anche quando i giochi parrebbero finiti per sempre”. Se poi a dirlo è l’homme du mystère…



