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Alfredo martini e la bicicletta che è sorriso

È un libro sulle amicizie. E sulle verità, anche quando sono difficili.

Amicizie e verità di Alfredo Martini, mitico commissario tecnico delle Nazionali azzurre maschili di ciclismo – scomparso nel 2014 e nato il 18 febbraio di cento anni fa – che Alfredo ha coltivato per decenni o ha creato nel corso del tempo, non solo con i campioni del pedale ma anche e soprattutto con le persone «normali», con i tanti che lo avvicinavano in giro per l’Italia o nella sua Sesto Fiorentino.

I silenzi di Alfredo Martini è il titolo del libro di Franco Quercioli (Ediciclo Editore) e Quercioli racconta la sua amicizia con Alfredo, spiega il segreto di quell’etica del rispetto e dell’ascolto che Martini ha praticato per tutta la vita.

Più che sul ciclismo, che pure Martini ha frequentato sempre, prima da atleta e compagno di Bartali e Coppi, poi da direttore sportivo, quindi da capo della Nazionale e infine da mentore dei Ct azzurri, su tutti l’amico Franco Ballerini la cui prematura scomparsa colpì Alfredo con un dolore irrimediabile, è un libro sull’uomo: sul vecchio saggio del pedale che misurava parole, giudizi e silenzi. E’ anche uno spaccato della Toscana, delle lotte operaie (Martini è stato operaio alla Nuovo Pignone, suo babbo alla Richard Ginori), di passioni e divisioni.

Così Martini era amico di Fiorenzo Magni, il campione che militava tra i fascisti, anche se il suo cuore era, ed è sempre rimasto, rosso. Quercioli, che è di Sesto Fiorentino l’ex Ct, racconta del suo colloquio con Alfredo, quando gli ha ricordato che Magni a Vaiano, dove era nato e dove dopo la guerra non tornò più, era inviso non solo perché militare della Repubblica di Salò, ma perché aveva partecipato al arresto di ebrei e di giovani renitenti alla leva ed aveva rapporti con i carnefici di Villa Triste, dove operava la famigerata Banda Carità.

Martini, che aveva testimoniato al processo contro Magni per la strage di Valibona, dopo un lungo silenzio rispose confermando la sua amicizia con Fiorenzo, il fatto che era “una brava persona”. Verità diverse, contraddittorie come spesso accade nella vita, piccoli-grandi misteri, come la morte di Fausto Coppi e lo scambio della borraccia con Gino Bartali, alchimie segrete come quando scocca la scintilla dell’amicizia e dell’amore. 

L’ex ciclista ha sempre saputo che la bicicletta e lo sport potevano mandare un messaggio sociale, di emancipazione, ha dato l’esempio su cosa significhi essere membro attivo della società, volerla più sobria, oggi si direbbe sostenibile, più giusta ed equa. “La bicicletta è la chiave di movimento e lettura delle grandi città – ha scritto – Un contributo sociale. E non ha controindicazioni. Fa bene al corpo e all’umore. Chi va in bici fischietta, pensa, progetta, canta, sorride. Chi va in macchina s’incattivisce e s’intristisce. La bicicletta non mi ha mai deluso. La bicicletta è sorriso e merita il Nobel per la Pace”.

Il libro: I silenzi di Alfredo Martini di Franco Quercioli, Ediciclo Editore

La canzone: Bartali di Paolo Conte

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