
Lo prendo, non lo prendo, lo prendo.
Quei tre secondi di sospensione in libreria che di solito anticipano un regalo che decido di farmi – perché di questo si tratta, di un regalo – sì, ci sono stati. Ma potevo risparmiarmeli. Perché anche se è il classico esempio di albo illustrato buono dai 99 anni in giù, e quindi non posso accampare la scusa di averlo voluto prendere a mia figlia 11enne, Innamorati di Hélène Delforge e Quentin Gréban (Edizione Terre di mezzo, traduzione di Gioia Sartori) si è rivelato un vero e proprio tuffo fra i flutti del sentimento più potente di tutti. Quindi evviva, nessun pentimento.
In un susseguirsi di luoghi, di epoche, di voci che raccontano le proprie storie prima, durante, dopo, da fuori, da dentro, Innamorati esce dal cliché libro galleria o libro raccolta di aforismi sull’amore e si staglia, unico e superbo sull’orizzonte del libro esperienza. Lo chiamerei così, perché vive e ti porta a vivere con lui.
Insieme a fidanzati, mogli, mariti, amanti, padri e madri, sconosciuti di tutte le età, magistralmente disegnati da Quentin Gréban incontriamo l’emozione di conoscersi e il dolore di lasciarsi, la seduzione e la noia, la passione, il conflitto e la riconciliazione. Grazie alla poesia efficace e delicata di Hélène Delforge vibriamo dinnanzi a due mani che si cercano, a dita che si intrecciano, a un nastrino birbone da sciogliere, a un milk-shake che nessuno vuole più, a un ombrellino per fortuna così piccolo per due.
Nessuna leziosaggine, nessun luogo comune, la verità vi prego sull’amore, mi verrebbe da dire, che esce con le sue mille facce dalle 32 coppie pagina dopo pagina. C’è la passione, c’è la frenesia dei sensi, c’è la felicità assoluta, il silenzio fecondo, lo strazio per la perdita, la disperazione per una mano chiusa a pugno, l’esaltazione per un incontro, ma anche la spesa, le bollette e le caramelle appiccicose nelle tasche.
C’è la vita, c’è l’amore, sinonimi in questo caso, in un libro intenso che porta dentro un pezzetto di ciascuno di noi.
Un libro da regalare a chi amiamo e anche a noi stessi, appunto. Fatto. E con gioia.



