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Tatuaggi e farfalle nelle parole di Stefano Lanuzza

Una farfalla simbolo di femminilità è il memorante tatuaggio che la poetessa, ovvero danzatrice sospesa a una coreografia fatta d’aria vento tempesta, mostra sul proprio corpo di seta e broccato.

Carezzata da dolci zefiri e felici pensieri, la pura farfalla, svolazzante tra un fascio di versi che sussurrano gridano piangono ridono e divagano disperdendosi, è bellezza passione desiderio spasimo, gioco allucinatorio, amore incostante; e sempre, come soprattutto vorrebbe essere, stigma d’ineffabile poesia.

La farfalla che dapprima ti si posa sul seno “è molto nera e non si pavoneggia”. La contempli e ne studi il disegno pensando che quando, vestita di nuovi colori, quella si librerà nell’aria, almeno ti avrà svelato l’arcano prezioso della leggerezza, “il segreto del volo”.

O forse t’inviterà a seguirla verso le Isole Profumate laddove non esistono gli “sballi metropolitani” della nostra società gabbata dai “tiranni del terzo Millennio”; e dove non c’è “Orrore Gas Morte Auschwitz”, non c’è il dolore delle madri e del mondo, né l’amore vano e perso con le “persone sbagliate”. Non c’è il mare limaccioso che nasconde ordigni nucleari con “le scorie dei segreti della morte”, nero “mare che continua a inghiottire cadaveri” sotto un cielo dove l’assenza di ogni dio ha lasciato il posto a un “ragno, anche lui nero”: un’intrusiva “farfalla-ragno” che “non vola ma entra dentro al seno e intreccia storie e fili sottili” capaci d’intrappolarti nella vischiosa “rete dei desideri”.

Prosegue il tuo impervio “volo della vita” sopra “terre desolate e sterminate”, tra fulmini accecanti e tempeste oniriche, meditazioni e incantamenti, necessaria realtà e calmo sogno, pietà e paura: lo stesso volo intrapreso dalla farfalla-poesia perennemente in cerca di fresche fioriture, “nuove frontiere”, paesi ameni, sorrisi accoglienti, forme che sono linguaggi e indizi di figure amiche; fino a una città magica eppure avara di sé, Città del Giglio scolpita nella pietra, impassibile bellezza che, se non tradisce, niente fuori di sé vuol conoscere… “Tristi nuvole vagano / sul cielo di Firenze / come ombre e sospiri” con le “farfalle parole / le farfalle nere / stampate su carta” e accoratamente invocate: “Dove siete farfalle mie? / Vi cerco / vi desidero / vi spio”…

Tra un flusso facondo di strofe senza schemi metrici – frammentati in geometrie irregolari, vocalizzi e diversivi fonici, cerimonie di letizia e nostalgia, d’addio e ritorno – che t’impaniano con tessiture ragnatelose (ma “sai ancora tessere una tela / senza diventarne prigioniera?”).

Sonnolenta crisalide, un po’ ha indugiato in tepori amniotici la farfalla che fu bruco prima di metamorfosare, “libera e leggera / orgogliosa dei suoi colori”, in Psyché numinosa e senza tempo.

Intangibile mito e palinsesto di tatuaggi apotropaici, la farfalla-falena-ragnoalato vaga nell’anima d’una donna dallo sguardo profondo e ridente, sagace Sherazade che assume le posture “asana” dello Hatha Yoga e “racconta fiabe antiche”: come sa fare Sylvia Zanotto nella raccolta di versi Tatuaggi e farfalle (Arcore, Kanaga Edizioni, 2021, pp. 65, € 13,00).

Stefano Lanuzza

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1 commenti su “Tatuaggi e farfalle nelle parole di Stefano Lanuzza”

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