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Giorgio Caproni, il poeta del secolo ferito

Amore, come è ferito

il secolo, e come siamo soli

– tu, io….

Giorgio Caproni è stato uno dei massimi poeti del Novecento, critico letterario e traduttore italiano. Nasce in una modesta famiglia livornese, il 7 gennaio 1912. Nel periodo della Prima Guerra Mondialesi trasferisce insieme alla madre e al fratello Pierfrancesco (due anni più grande di lui) in casa di una parente, mentre il padre è richiamato alle armi.

La guerra avrà gran rilevanza per la vita del poeta. Nel 1922 arriva quello che sarà l’avvenimento più significativo: il trasferimento a Genova, che lui definirà la mia vera città. Terminate le scuole medie, s’iscrive all’Istituto musicale Verdi, dove studia violino.

A diciotto anni rinuncia definitivamente all’ambizione di diventare musicista e s’iscrive al Magistero di Torino, ma presto abbandonerà anche gli studi. Inizia in quegli anni a scrivere i primi versi poetici: non soddisfatto del risultato ottenuto strappa i fogli gettando via tutto.

E’ il periodo degli incontri con i nuovi potenti poeti dell’epoca, Montale e Ungaretti. Colpito dalle pagine di Ossi di seppia, afferma: saranno per sempre parte del mio essere.  Nel 1933, pubblica le sue prime poesie, Vespro e Prima luce, su due riviste letterarie. Nel 1935 inizia ad insegnare alle scuole elementari, prima a Rovegno poi ad Arenzano. Nel 1938 pubblica Ballo a Fontanigorda, sempre nello stesso anno si trasferisce a Roma restandovi solo quattro mesi. Nel 1939 è richiamato alle armi e trascorrerà diciannove mesi in Val Trebbia, in zona partigiana. Nell’ottobre del 1945 rientra a Roma dove resterà fino al 1973 svolgendo l’attività di maestro elementare e conoscerà Cassola, Fortini, Pratolini e instaurerà rapporti con altri personaggi della cultura, soprattutto con Pier Paolo Pasolini. Aderisce al Partito Socialista e nel 1948 partecipa a Varsavia al primo Congresso mondiale degli intellettuali per la pace.

Le sue opere rappresentano un grande patrimonio letterario. Poesie (1932-1986), uscito per Garzanti nel 1986 raccoglie tutte le opere poetiche tranne Res Amissa (pubblicata dopo la sua morte) – dalla quale è tratta Versicoli quasi ecologici, oggetto del tema di esame di maturità in Italia, nell’anno 2017. Morì a Roma il 22 gennaio 1990. È sepolto con la moglie Rina nel cimitero di Loco di Rovegno. 

Poesie scelte:

Araldica

Amore, com’è ferito

Il secolo, e come siamo soli

-tu, io – nel grigiore

che non ha nome. Finito

è il tempo dell’usignolo

e del leone. Il blasone è infranto. Il liocorno

orma non ha lasciato

sul suolo: l’Ombra, è in cuore. 

Biglietto lasciato prima di non andar via

Se non dovessi tornare,
sappiate che non sono mai
partito.
Il mio viaggiare
È stato tutto un restare
qua, dove non fui mai.

Generalizzando

Tutti riceviamo un dono.
Poi, non ricordiamo più
né da chi, né che sia.
Soltanto ne conserviamo
– pungente e senza condono –
la spina della nostalgia.

Sassate

Ho provato a parlare.
Forse, ignoro la lingua.
Tutte frasi sbagliate.
Le risposte: sassate.

Esperienza

Tutti i luoghi che ho visto,
che ho visitato
ora so – ne son certo:
non ci sono mai stato.

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