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Il tabù che resiste dai tempi di Ovidio

E’ ancora quasi un tabù, nella vita sociale quanto nella narrativa. Parlo della sessualità e dell’affettività nell’anziano, o se il termine non vi offende, in vecchiaia

Cerco nella mia memoria letteraria e vi trovo, tra i classici,  essenzialmente quel passo delle Metamorfosi di Ovidio dedicato al casto amore di Filemone e Bauci, i vetusti sposi che accolgono nella loro povera casa due viandanti e li onorano per  quanto è possibile, salvo scoprire poi che si tratta di Zeus e di Hermes, che li ricompenseranno esaudendo il loro più grande desiderio: lasciare questa vita nello stesso momento.

Passo poi a Italo Svevo e ad alcuni altri (il Garcia Marquez de L’amore ai tempi del colera è il secondo nella lista), esaurendo presto il mio elenco.

Adesso, trovo questo argomento sviluppato con delicatezza  e consapevolezza da un amico friulano che ha superato – mantenendo un vigore intellettuale non comune –  l’ottantina, in un suo romanzo pubblicato da L’orto della cultura, casa editrice che ha sede in provincia di Udine e che ha l’indubbio merito di mantenere uno stretto legame con il proprio territorio. 

Silvano – Intrecci di vite e di storie al confine occidentale, di Pietro Mastromonaco, si svolge a Gorizia e ha per protagonista un anziano ex professore di Italiano alle Superiori, in parte alter ego dell’autore, che, rimasto vedovo da molti anni, passa il suo tempo partecipando attivamente alla vita associativa e culturale della sua città. Ha un figlio e un nipote, che però risiedono in Spagna: i contatti sono perciò prevalentemente telefonici. I vecchi amici pian piano si rarefanno,  consumati da quello che è il destino comune di noi mortali. La solitudine, sebbene combattuta con rigore intellettuale non meno che con la disponibilità ai contatti umani, rischia di spalancare davanti a lui l’abisso che è la maledizione per molti dell’ultimo scorcio della vita…

Ma il caso, una sera, fa incontrare a Silvano una giovane giornalista, Federica, reporter giramondo impegnata nei progetti di cooperazione umanitaria con il continente africano ma anche curiosa della storia della sua terra. Una richiesta di intervista, avanzata da Federica  a Silvano come testimone dei giorni durissimi vissuti all’indomani del’8 settembre del 1943, fa nascere tra i due un’amicizia, e la giovane introduce il protagonista nella cerchia delle sue frequentazioni, fra le quali spicca la bellissima Asha, somala laureata in medicina che lavora come infermiera nell’ospedale della città.

L’attrazione che il protagonista prova nei confronti delle due ragazze rischia di sconvolgere il senile equilibrio di Silvano… e qui mi fermo, per non guastarvi la lettura.

Che, sia detto tra noi, ha provocato una profonda riflessione nel vostro recensore, che ha da poco superato la settantina e non disdegnerebbe simili occasioni nell’improbabile caso si presentassero, ma ha la consapevolezza che si tratterebbe di una prova veramente ardua!

Pietro Mastromonaco, Silvano – Intrecci di vite e di storia al confine occidentale, L’Orto della Cultura

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