Ecco una storia che si sarebbe tentati di catalogare come inventata di sana pianta – complimenti per l’inventiva – se non si sapesse, già dalla quarta di copertina, che si ispira a vicende davvero accadute: a ulteriore dimostrazione che la realtà è più fantasiosa di ogni fantasia.

Ma andiamo per ordine. Per dire che Kaiser di Marco Patrone, uscito per Arkadia (casa editrice sarda che azzecca parecchi titoli felici), gira intorno alla storia pazzesca di quello che sui campi del calcio era detto davvero Kaiser. No, non era Franz Beckenbauer, il mitico capitano della Germania, ma tale Carlos Henrique Raposo, brasiliano dei tempi in cui sembrava che tutti i brasiliani nascessero per indossare la maglia della nazionale verdeoro. Secondo la storia che è diventata anch’essa a suo modo mito, il più grande truffatore nella storia del calcio.
Uno, insomma, che non era né Socrates né Zico, tantomeno un onesto lavoratore del calcio, tanto meno per gli standard brasiliani. Non aveva i piedi buoni, ma sfoggiava altre doti: sorriso e faccia tosta, prima di tutto. Capacità di vendersi e di vendere ad altri secondo le opportunità, i bisogni, i desideri più o meno confessabili.
Che personaggio, Raposo: si accreditava come calciatore vero, strappava contratti con le squadre più importanti del campionato brasiliano, senza in realtà mai giocare una vera partita. Una carriera di infortuni procurati e spacciati, di breve comparsate, di discorsi negli spogliatoi e ai bordi campo, di giocate, poche, aggiustate da compagni di squadra per vari motivi complici e conniventi…. Erano tempi, certo, in cui non c’era Internet e dal Sudamerica arrivavano suole comprate a caro prezzo, soprattutto dai club italiani che si accontentavano di qualche immagine in cassetta.
Storia incredibile, certo, che ritrovate anche su Wikipedia. Nel libro di Marco Patrone però cresce e si fa buona letteratura, narrazione intrigante, punto di vista originale. Perché questa è anche una storia della nostra provincia e di un giornalista che fa sua questa vicenda riprendendola dopo tanti anni, vai a sapere perché, forse solo per riscattarsi dalla routine dei giorni di cronista.
Gioco che si fa più complesso, no? Il calciatore che è menzogna e il giornalista che della verità fa il suo mestiere: e tutto torna, alla fine, o forse no. Perché davvero, chi si è fatto male in questa storia?



