
Cosa ne so veramente dell’Islanda? Cosa ne so al di là delle guide turistiche, che ho lungamente compulsato, pensando a un viaggio prima di arrendermi al realismo dei conti di casa? Cosa ne so al di là del sogno, del desiderio di visitarla?
Mi pare di sapere che è terra di ghiaccio e di vulcani, di scogliere e di monti impenetrabili; che si è riscattata con enormi sforzi da una storia di miseria e malattia per raggiungere in epoca moderna un certo benessere, rapidamente messo in discussione (per sua stessa responsabilità) dalla crisi economica e finanziaria del 2008. Che il turismo l’ha salvata ma anche aggredita. Che conta meno di 400 mila abitanti (meno di Firenze) e che i tifosi della sua squadra nazionale di calcio, nata sulla spinta di un esperimento sociale di larga scala per combattere tra i giovani gli abusi di alcol e sostanze, incitano gli atleti imitando in coro il rombo che prelude all’esplosione dei geyser.
Quindi ne so assai poco.
So anche però, attraverso alcuni libri, che è una terra capace di ispirare ai suoi coraggiosi e tenaci abitanti un amore per la poesia che ha pochi esempi al mondo.
L’eroe che vorrei incontrare, se ci andassi, è Bárður. Immagino non abbia più di quindici, sedici anni. Fa il pescatore su una barca di legno (siamo nell’Ottocento), mangia merluzzo bollito e fegato, veste una giacca di tela cerata, dorme testa-piedi in una branda che condivide con un altro ragazzo, nelle sovraffollate baracche annidate nel fiordo. Aspetta un imbarco.
Sono pescatori. Il mare è la vita, il pesce è la vita. In questo universo puzzolente e spietato di squame d’argento e di neve sporca Bárður, che non dispone di manuali di scuola né di breviari religiosi, legge e conserva un libro che è come un diamante nel suo cuore: il Paradiso perduto di John Milton. Rinuncia alla vita pur di portarselo in barca, verso la tempesta e il ghiaccio che lo aggrediscono, inerme, mentre i compagni quasi indifferenti pescano la loro sopravvivenza futura e quella delle loro famiglie.
Mentre muore assiderato Bárður sogna, rilegge il libro di cui vuole mandare alcuni brani a memoria: Dolce è il respiro mattutino, dolce l’aurora che reca con sé la magia di un canto di uccelli.
Sarà il “ragazzo” amico di Bárður, il narratore, a raccoglierne il testimone, quando porterà a destinazione la posta nelle più impervie e gelide lande d’Islanda e quando intraprenderà il viaggio sentimentale che lo farà adulto.
I libri consigliati: tutta la trilogia di Jón Kalman Stefánsson: Paradiso e inferno, La tristezza degli angeli, Il cuore dell’uomo (imperdibile Iperborea). E poi date una occhiata al Paradiso perduto di Milton.



