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Viaggio a piedi nella terra degli etruschi

Il cammino è in una Toscana meno conosciuta quanto bella, dalla Val di Chiana alla Val d’Orcia, dalle città del tufo, Sovana, Sorano, Pitigliano a Manciano, fino alla Feniglia e al golfo di Ansedonia. E, come accade ogni volte nei libri di Paolo Ciampi, «Un popolo in cammino. Viaggio a piedi nella terra degli etruschi», di Bottega Errante Edizioni,  non è un guida di viaggio, è molto di più.

Anche se basterebbe il cammino da Chiusi al mare sulle tracce dell’antico popolo, tra sirene, tombe dipinte, donne emancipate, vie tagliate nel tufo e sacrifici umani per affascinare, il libro porta più lontano.

L’affabulatore Ciampi ci conduce infatti nella storia e nel mistero degli etruschi e lungo le tappe percorse in compagnia di amici ci porta nella letteratura, nel mito, nell’anima stessa dei nostri lontani progenitori, nel loro sorriso ineffabile che ci parla ancora oggi. “A volte paragono gli etruschi all’autunno, altre volte a un sogno e non mi dispiace. Forse è per questo che voglio loro bene, proprio perché è un sogno”, scrive Ciampi che ricorda come quel popolo venisse da Oriente, da terre straniere e millenarie, come del resto i “toscanissimi” cipressi: “Anche loro giungono da lontano, dalla Persia e altre terre d’Oriente da cui oggi uomini e donne scappano. I cipressi – simbolo di vita eterna – come gli etruschi: radici divelte da un paese per affondare in un altro”.

Quello di Ciampi è un viaggio compiuto in due stagioni diverse, intervallato dalla pandemia e dalle limitazioni che rendono più bello immergersi nella natura, con convivialità, incontri, storie di personaggi di oggi e di ieri, ad iniziare dai briganti, piccoli musei gioiello da non perdere, in un mosaico di emozioni, suoni, colori.

Per un sentiero, spiegato in sintesi dalla sua ideatrice, Roberta Caldesi, che è appena nato e che — complice la natura ed il buon cibo — potrà replicare il successo del cammino dei Dei, su cui Ciampi ha scritto anni fa (“Tre uomini a piedi”), molto prima che diventasse frequentato e contribuisse a far rivivere un tratto di Appennino.

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