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La polvere delle parole

Paolo Miorandi è uno scrittore e uno psicoterapeuta. L’ho conosciuto qualche anno fa, quando venne a Pistoia a presentare Verso il bianco – diario di viaggio sulle orme di Robert Walser. Un incontro memorabile, un piccolo libro imperdibile. Exorma ha poi pubblicato L’unica notte che abbiamo e, recentemente, Nannetti – la polvere delle parole. L’attenzione e la sensibilità di Miorandi verso il mondo dei marginali, degli “strani”, dei matti, e la straordinaria qualità della sua scrittura fanno di ogni suo libro un capolavoro.

Oreste Fernando Nannetti è stato ricoverato per molti anni presso il manicomio di Volterra e durante l’ora d’aria in cortile ha trasformato il muro che circondava il padiglione Ferri in un libro sul quale ha inciso la sua vita, le sue idee, i suoi deliri, usando come penna la fibbia del suo panciotto. Un infermiere, Aldo Trafeli, si è accorto di ciò che stava facendo quell’internato solitario e taciturno e si è dedicato a copiare e trascrivere l’opera del Nannetti, che andava sgretolandosi e sbriciolandosi su quel muro.

Oggi il manicomio di Volterra è dismesso e come tante altre strutture del genere va in rovina: mi vengono in mente le Ville Sbertoli, nei pressi di Pistoia, un complesso di edifici nati come ricovero per pazienti psichiatrici di estrazione borghese, oggi abbandonate a se stesse e fatiscenti. Anche le pareti delle Ville sono istoriate e affrescate, perché i ricoverati di tutti gli istituti di pena o di cura sentono il bisogno di lasciare sui muri qualche traccia di sé. Penso anche alla “cella infame” dove venivano chiusi in punizione gli allievi dell’Istituto Conversini, che hanno lasciato i loro nomi scritti a carboncino sulle pareti.

Paolo Miorandi ha lavorato a lungo a questo libro: ha avuto molti colloqui con Aldo Trafeli, ha potuto leggere le sue trascrizioni, ha visitato la struttura e ha visto di persona le pareti istoriate dai caratteri aguzzi del Nannetti. E mentre ci racconta la cronistoria di questo suo paziente lavoro dà voce ai due protagonisti, l’infermiere Aldo e il “matto” Oreste, intreccia le loro parole, entra nel delirio dell’uno e nella passione dell’altro.

Il risultato è un libro di singolare fascino, che resta a lungo nel cuore, grazie anche alle foto in bianco e nero che lo corredano e che ci fanno vedere i luoghi, le rovine e le straordinarie “pagine” incise su un intonaco destinato a diventare polvere.

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1 commenti su “La polvere delle parole”

  1. Lo ho letto da poco: ogni pagina una emozione, un sussulto, un respiro.
    Alla storia del “matto” si intreccia quella dell’autore, anche per lui il tempo trascorre nell’attesa che le parole si concatenino. E mentre il libro di intonaco va in frantumi esso si salva nel libro di carta, assieme ai due autori: Oreste Fernando Nannetti, Paolo Miorandi.
    Da non perdere. Si legge d’un fiato (un fiato sempre emozionato).

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