Diciamolo subito, non è un libro di fiabe da bambini, almeno un adulto deve accompagnare la lettura di queste leggende tra Appennino e mare nel territorio di Massa Carrara. Più che meraviglia e stupore c’è infatti paura, inquietudine, la pedagogia della punizione, assieme a creature mitiche ed anche macabre, fantasmi, al ballo dei morti, che alla fine sono i più simpatici e che cantano la loro canzone.
Con Quando canta la civetta di Fabio P.P. Milani Tarka continua il suo lavoro di scavo e memoria nel folclore locale, in storie che appena due generazioni fa erano patrimonio comune di gente e posti e che rischiano di perdersi e svanire.
Quando canta la civetta è una raccolta, frutto dell’amore di Milani per la storia e la cultura popolare, di leggende note e meno note, che riecheggiano altri tempi e nomi desueti e strani, con il magico dietro l’angolo, assieme al male, a streghe e fate, a belle vedove, a preti, all’uomo nero, qui impersonificato in modo indimenticabile dal demone Pappòlo che in attimo di buio ruba 16 anni di Gistìn, il ragazzino troppo curioso e irrequieto, a qualche lieto fine.
Storie di Fivizzano, Massa, Aulla, Licciana Nardi, Mulazzo, di fiumi, boschi, alberi, incantesimi che spesso sconcertano il paesano o il viandante, in un modo rurale che è lontano dall’immaginario del Mulino bianco ma che era fatica, sofferenza, miseria, spesso sopraffazione.
E da questi racconti arriva potente l’eco delle veglie, dei cantastorie, di quello che eravamo. Del fantastico che un po’ ci faceva timore ma che volevamo conoscere.



