
Avete presente quando, parlando tra amici, si dice a proposito di qualcuno che conosciamo: “E’ uscito a comprare le sigarette e non è più tornato”?
Ecco con il noir/romanzo di Bruno Morchio ci troviamo a confrontrare con un luogo comune che diviene invece, punto centrale dello sviluppo di quanto abbiamo la fortuna di leggere. Genova ed in sottofondo la tragedia del ponte Morandi, i riferimenti a Roth e al Vasquez Montalban de I mari del sud. Ma se abbiamo accennato a Genova un motivo c’è e va al di là del ponte Morandi ed è l’abbandono delle fabbriche, quelle dismesse dove la forza/lavoro è stata espulsa e sono divenute parte dell’archeologia industriale.
Ex fabbriche, dall’Italcantieri all’Italsider e all’Ansaldo, dove la catena di montaggio viene abbandonata e sostituita dal mondo degli algoritmi, dove una classe operaia, quella portuale di sicuro, è non solo ridimensionata numericamente ma anche e soprattutto come riferimento.
Un mondo che introduce l’imprenditore scomparso, consulente informatico di un’azienda che monitora l’andamento del mercato agroalimentare attraverso la vendita di software e che si dirige verso la bancarotta; dove i fondi di investimento attingono alle risorse economiche dei lavoratori e si trasformano, chissà come, in proventi illegali, con operazioni di speculazione finanziaria al servizio della criminalità.
E Genova, con i suoi carrugi, con i vicoli adattissimi per eventuali vie di fuga ed allo stesso tempo ancora oggi, emergenza sanitaria, primo approdo per immigrati, spaccio, mercato, antichi mestieri e operatori finanziari senza alcun scrupolo. Genova, da vivere sia di giorno che di notte, attraversata dalla speculazione edilizia delle “grandi opere” , dal cantiere del terzo valico alla TAV; dal centro direzionale che sostituirà un quartiere popolare alle Colombiadi del 1992 vissute come volano per un possibile rilancio; fino alla bretella autostradale e alla Gronda. Sventrare e ferire il territorio, per avere una città turistica, assomma problemi a problemi ormai endemici, come l’immigrazione, (l’associato di Bacci Pagano con intuito investigativo e talento culinario, proviene, dalla Nubia, immigrazione di prima generazione), mentre la paura verso le prospettive del futuro diviene cultura popolare.
Paura che si somma ad astio, rancore verso i “nuovi”, mentre la “legalità“ impone che piuttosto che degli esseri umani sia normale curarsi di ratti e scarafaggi. Ma restando all’imprenditore scomparso vediamo gli effetti collaterali, dovuti alla crisi economica, che ha agevolato l’infiltrazione della malavita organizzata, ‘ndrangheta in questo caso. Il confine tra illegale, con la sua economia di riferimento, e legale diviene molto sottile; e “mandare in rovina“ diviene una professione”.
Le sigarette del manager (Garzanti) mette in evidenza, tramite alcuni personaggi, come commerci e traffici un tempo ritenuti leciti, divengono, invece, non consoni agli sviluppi del nuovo secolo, anche se alcuni meccanismi sono, spesso e volentieri, la riproposizione di qualcosa di già visto.
Comunque in tutto questo, l’investigatore Bacci Pagano, all’opera in val Polcevera, riesce a dare un valore aggiunto, un valore morale importante: non assume l’incarico di indagare per una somma di denaro, che sicuramente non disdegnerebbe, ma perché vuole capire cosa ha di fronte, vuole risolvere al di là di tutto, evitando illusioni e/o promesse velleitarie.
Ma possiamo anche trovare spunti significativi e interessanti sui passaggi culturali da unagenerazione all’altra: genitori cresciuti dal periodo post resistenziale e nuove generazioni che crescono con narrazioni e paradigmi non solo diversi ma completamente ribaltati: un noir che scandaglia, anche, il rapporto genitori/figli.
E cosa tiene insieme tutto questo? Il mito dei soldi e …. Genova che cerca un’anima e che si domanda e ci domanda: Genova chi sei? Con Morchio non possiamo che aspettarci la prossima indagine ….



