Paul Auster è stato un incantatore e con “Baumgartner” inchioda il lettore fin dalla prima pagina con uno stile apparentemente banale e una storia “normale”, forse apparentemente un po’ troppo intellettuale (c’è il solito scrittore) anche se il motore è quello di sempre, da Saffo a Lolita: l’amore, il riconoscersi nell’altro.
Lo inchioda anche con la forza delle parole dette o scritte, del lirismo dei momenti che illuminano una vita, qualsiasi vita, con dolore e gioia che la memoria può portare, con la sincerità dei rapporti, ma poi lo spiazza.
Come autore si prende la libertà di non scegliere un finale, si diverte a lasciare a voi il compito, di lasciare tutto sospeso come in certi film.
Perché in fondo il cammino è sempre più affascinante dell’arrivo. Non perdetevi l’ultimo romanzo dello scrittore statunitense morto quest’anno, leggetelo senza fretta.
Decidete voi come sarà il futuro di Baumgartner.
Magari anche il futuro che amate o non sapete cosa…



