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Marco Vichi in tre avventure del commissario

Con La casa di tolleranza (Guanda), dopo aver inanellato una serie di romanzi, uno più avvincente dell’altro – da Per nessun motivo a Ragazze smarrite (entrambi sempre per Guanda) – Marco Vichi torna alla narrazione breve.

Sono tre i racconti in questione: La casa di tolleranza, Morto due volte e Natale di guerra. Tre le ambientazioni: il 1949, quando Bordelli conosce quella che sarà l’amica di sempre, Rosa Stracuzzi, il 1958, anno in cui, a partire da una strana coincidenza legata alla sepoltura di un misterioso ebreo, indaga la tragedia dei campi di sterminio e il Natale del 1966, serata di solitudine che ci porterà indietro nel tempo allo stesso giorno del 1943.

Un bel salto negli anni, dunque, seguendo la storia personale di Franco Bordelli, ma anche la tragedia e le ambiguità della nostra storia, in tre racconti densi di umanità, quell’umanità varia, ricca, che sa essere tanto sublime quanto miserabile, quella della quale Vichi è, come sempre, grande narratore.

Ma al di là del protagonista cosa lega questi racconti? È un Bordelli più giovane quello che incontriamo, si sposta in bicicletta, poi con una 600, vive ancora tra la casa di via Volta e la sua prima abitazione nell’amato quartiere di San Frediano, luogo dall’aura mitica e di epopea popolare, concreto e sanguigno allo stesso tempo: è il quartiere dove ama rifugiarsi, al riparo dagli strali di una Firenze odiata e allo stesso tempo amata per il suo eccesso di bellezza.

È già in buona parte il Bordelli al quale siamo abituati, quello che si strugge di nostalgia per l’infanzia, per una dimensione fatta di affetto e protezione respirati tra i genitori prima, nel rifugio di Rosa poi: Rosa, l’affettuosa e materna prostituta dal cuore d’oro che incontra proprio nella casa di tolleranza del titolo e punto fermo da lì in poi.

Con lei il commissario trova la tranquillità e il conforto di un’amicizia autentica, con lei si confronta su uno degli eterni dilemmi: il rapporto tra uomini e donne, tra maschi e femmine…e le donne, ah le donne, mistero dei misteri, oggetti di ammirazione, quasi studio, e di inseguimento assiduo e sognante, soprattutto per quanto riguarda “quella donna che cercava da sempre”. Ma ci sono anche la primavera, con la sua abbagliante malinconia, c’è il solito moscone che ronza senza posa per l’ufficio inseguendo i pensieri e i ragionamenti del commissario, ci sono il medico legale Diotivede e l’Incompiuta di Schubert, nonché la genesi della Confraternita del Chianti.

E infine c’è sempre, immancabilmente, lei: la guerra, il fardello che a distanza di anni ancora lo tormenta ma che rappresenta anche la lente di ingrandimento attraverso la quale Bordelli analizza l’umanità – o quel che ne rimane – nelle sue bassezze e nei suoi strascichi, dal baratro lurido e osceno nel quale le fame e la miseria trascinano tanto uomini quanto donne, disperate e abbruttite anche dall’”invasione” degli Alleati, narrata da Curzio Malaparte; è la bruttura dell’avidità, fame di denaro di dantesca memoria, in nome della quale biechi corrotti continuano imperterriti la propria scalata al potere, forti dell’intoccabilità  del vergognoso colpo di spugna dell’amnistia di fine guerra.

Per questo Franco Bordelli, di ritorno dalla tragedia, abbandona una improbabile carriera di avvocato ed entra nella Pubblica Sicurezza: per continuare una personale lotta di Liberazione, per combattere i soprusi e le ingiustizie di una società nella quale il fascismo è rimasto, e a lungo rimarrà, il Male endemico.

Il nostro protagonista prosegue nella sua lotta sguazzando nell’altro grande dilemma: quello tra Caso e Destino: cosa determina le sue azioni e la necessità continua – quasi una costante della vita – di dover scegliere tra il Bene e il Male? È il Caso o il Destino a metterlo di fronte a ogni evento, ad ogni uomo o donna con cui deve fare i conti nelle sue indagini e che gli fa incontrare, alla fine degli anni ’30, un elegante quarantenne dei servizi segreti “di certo non fascista”? Lo incontrerà di nuovo, viste le “infinite coincidenze” che possono influire sulla vita degli esseri umani?

E infine, è un Caso o è il Destino se anche nell’ultimo romanzo di Leonardo Gori, La lunga notte, troviamo un riferimento a due tali che si chiamano tra loro il Corvo e la Talpa? Una cosa forse è certa: se a scombinare le carte del Caso o del Destino ci si mettono Leonardo Gori e Marco Vichi…si salvi chi può, perché comunque vada ne vedremo delle belle!

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