
Confesso di essermi avvicinato alle oltre settecento pagine del romanzo di Jonathan Franzen, edito da Einaudi, con una certa diffidenza pregiudiziale, “scottato” dalla prosa diluviale e noiosa di altre opere di autori americani contemporanei non dotati del senso della sintesi e probabilmente convinti di essere diretti eredi di Tolstoj e Dostojeski. Inoltre Crossroads è stato a lungo “strombazzato” sui media letterari e talvolta tale prassi non giova.
Ebbene per dirla tutta verso la pagina 150 stavo per abbandonare. Ricordo di avere commentato con mia moglie che le vicende della famiglia del pastore protestante Russ Hildebrandt protagonista della vicenda, incentrate nella parte iniziale sui figli e sull’associazione religiosa che porta il nome del romanzo, mi sembrava l’ennesima saga in parte somigliante a certe serie tv yankee di cui abbiamo francamente piene le scatole.
Poi la svolta. La prosa di Franzen, scorrevole, mai banale e condita con un humour intelligente e mai eccessivo, mi ha fatto capire la struttura del romanzo che continua ad alternarsi nei capitoli fra un personaggio e l’altro, compiendo salti temporali in un disegno in cui tutto torna.
Le figure adulte, il pastore Russ e la moglie Marion giganteggiano e si incrociano drammaticamente con quelle dei figli Clem, Becky, Perry e Judson. La storia è ambientata negli Stati Uniti tra il 1970 e il 1975, ma nei suoi continui flashback arriva anche al periodo della seconda guerra mondiale.
Il Vietnam, la cultura hippy, la droga, la liberalizzazione dei costumi sessuali si scontrano ed incontrano con la religione e la religiosità ma anche l’assenza di essa e i sensi di colpa che travolgono i personaggi continuamente in cerca della felicità, per qualcuno perduta per altri da conquistare o riconquistare.
Tragedia e commedia si alternano con una prosa scorrevole e accattivante ma senza gigioneggiare: cadute, risalite, crisi di coscienza dei protagonisti si incrociano lasciando tracce profonde nel racconto. Non c’è né lieto fine né dramma irreparabile, c’è la VITA con tutti i piccoli e grandi tradimenti dei principi e i compromessi che tutti noi esseri umani conosciamo bene. Bravo Franzen. Lo leggerò ancora.



