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L’Australia degli aborigeni, la nostra rabbia

Durrango non esiste, ma il mondo degli aborigeni, il rapporto conflittuale con i bianchi, la violenza dentro e fuori le piccole comunità native australiane e la repressione degli antichi colonizzatori sì.  La cittadina di Durrango è immaginaria ma non troppo, come tutti i personaggi di La nostra rabbia (Lindau) largamente ispirati alla autobiografia della famiglia allargata di Melissa Lucashenko, scrittrice di origini aborigene, frutto dell’unione tra Bundjalung ed europei.

La nostra rabbia è scritto come un film – potente, visivo, sembra di essere assieme ai personaggi – e intreccia il presente con i miti e le tradizioni degli aborigeni narrate di generazione in generazione, il senso di identità con la lotta per essere accettati nell’Australia di oggi dove comanda il profitto ma anche dalla propria famiglia dato che si è lesbica. Kerry, la protagonista, ci guida con la sua Harley Davidson, fiammate e rubata, in un mondo per noi inconsueto.

Kerry torna a casa per assistere il nonno morente, ma questo è solo il motore iniziale dell’immersione nei sentimenti e nei conflitti che scuotono la società aborigena, come sa chi è stato in Australia, anche solo come turista pochi giorni, ed ha visto questi “fantasmi” bivaccare fuori dagli store e nelle piazze, senza cercare un futuro che non sia lo stordimento, piegati e piagati dall’arroganza bianca che ha ucciso il loro mondo ed i loro spiriti.

 La violenza, minacciata o esplicita, si respira ovunque, ma c’è anche speranza, voglia di lottare, determinazione a costruire un futuro diverso, difendendo la propria terra e storia, in un serrato dialogo tra generazioni e amori non espressi, come quello che avviene in qualsiasi famiglia del mondo, descritto con vivacità e realismo grazie anche ai tanti racconti e ai libri per bambini dell’autrice.

 La nostra rabbia è un libro che non si dimentica facilmente, anche difficile quando arrivano frasi infarcite di termini aborigeni – già alla prima pagina scopriamo che i bianchi sono i dugai – , con un linguaggio diretto e ricco di parolacce perché non siamo ad Oxford, che fa riflettere; la cui forza esce dall’interesse per popolazioni lontane e non ha nulla a che vedere con facili esotismi o col melodramma e non strizza l’occhio al lettore anche se Lucashenko viene da scuole di scrittura creativa.

L’onestà infatti è la caratteristica principale del romanzo di Lucashenko che nella vita si batte contro la violenza alle donne, senza per questo appesantire le pagine e Kerry, mezza matta come metà dei suoi familiari, non può che ispirare simpatia e un po’ di ammirazione.  L’Australia ci parla, come fosse dietro l’angolo.

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