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La montagna storta e le vite non dritte

A volte le cose vanno storte. Come la conquista di una vetta in pieno inverno. E la montagna ricaccia l’arroganza umana in faccia al baratro di un burrone per farti pensare in attesa della morte, mentre il gelo irrigidisce i corpi e i pensieri e ogni movimento ti fa scivolare inevitabilmente verso il vuoto.

Ma questa non è la storia raccontata in La montagna storta di Renzo Brollo (Bottega errante), ispirata a un fatto vero, di una tragedia, né quella di un soccorso insperato. E’ la storia delle vite di tre amici che la montagna mette di fronte a se stesse. Tre vite forse storte che a modo loro dopo la sfida si rimettono in cammino, una verso la morte, una verso il divino e una verso il suo passato per far pace con il presente.

Non c’è dannazione, né salvezza in questa vicenda. C’è il vivere, con la sua complessità e le sue vie a volte anche storte. La montagna richiama, punisce, accoglie, pacifica. E’ il grande santuario naturale in cui i passi danno risposte all’anima e l’uomo respira con i luoghi e trova la pace.

Ma la Terra trema e il terremoto del Friuli riazzera ogni certezza raggiunta. E si ricomincia tra polvere, morti, dolori, forza e rinascita. E si cammina ancora su quella montagna storta che appare quasi una metafora dell’esistenza nel cercare un equilibrio che non è mai completamente raggiunto. Avvertito, meditato, ma poi perso ogni volta che si torna a valle e ritrovato invece ogni volta in cui si risale la china.

Il valore del tempo dedicato alle pagine di Renzo Brollo è nel chiederci quale bellezza ci sia nelle nostre arrampicate storte e quale cima raggiunta plachi il nostro spirito nel guardare dall’alto l’orizzonte del vivere.

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