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Nel Giappone, invisibile anche a te stesso

E’ nei luoghi di cui ignoravi perfino l’esistenza che finisci per essere più felice.

Così afferma Cees Nooteboom, grande viaggiatore, grande scrittore. E il Giappone, certo, non è un paese di cui ignorava l’esistenza, piuttosto è un paese che a lungo ha frequentato nei libri dei suoi scrittori, a partire dall’immenso Yasunari Kawabata. Ma appunto, una cosa è il paese letterario, una cosa è il paese vero: e cosa c’è di più spiazzante, enigmatico, impermeabile del Giappone, anche del Giappone dei nostri tempi?

In Cerchi infiniti (Iperborea) sono raccolti saggi e reportage che Nooteboom gli ha dedicato: e non si parla solo di viaggi, ma di tutti gli incontri, anche a distanza, con questo incredibile paese: comprese una mostra in Europa di Hokusai oppure un’attenta rilettura di quell’incredibile romanzo che è La storia di Genji.

Quali umori, quali sentimenti, da queste pagine? Senz’altro l’incanto per la bellezza che in Giappone si nasconde e si rivela nei modi e nei luoghi più inattesi, anche laddove l’idea stessa di bellezza pare travolta dal cemento, dall’asfalto, dai numeri da capogiro delle metropoli.

E poi? Poi c’è altro, soprattutto a partire dal secondo viaggio, quando la sorpresa incalza meno e dentro si fa largo lo spazio per la riflessione. Prevale il senso di esclusione, la sensazione di un mondo a parte rispetto al quale si sarà sempre estranei: trattati con gentilezza, ma di fatto invisibili. Incompresi e incapaci di comprendere. Figurarsi, in un paese dove la stessa lingua è un problema insormontabile e i trasporti pubblici, ancorché inappuntabili, sono un supplizio per l’europeo che deve scegliere e orientarsi.

Può succedere, anche in altri posti del mondo: ma che cosa incredibile che avvenga proprio nel Giappone dei grattacieli, dei treni superveloci, degli immensi centri commerciali. Il nostro mondo e allo stesso tempo un altro pianeta.

Un altro pianeta da cui comunque Nooteboom si sente irrimediabilmente attratto. Si faccia pellegrino come gli antici monaci buddisti o contempli un giardino dove ciò che non c’è è più importante di ciò che c’è.

Se mai potessi avere un’altra vita, dovrebbe essere in un paese con una scrittura diversa.

Così afferma a un certo punto Nooteboom. Frase rivelatrice. Frase che vale per il Giappone, ma che forse va alla radice di ogni viaggio in luoghi distanti non solo per la geografia: luoghi che sono arene dove si combattono il desiderio di appartenenza e l’estraneità.

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