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La poesia di Sandra Cervone è canto rupestre

Incontro, in questo Cantico, una poesia in cammino, lucida e fiera (d’altronde, proprio In
cammino è il titolo dell’ultima sezione della raccolta).

Sandra Cervone scrive a giusta distanza dagli eventi, emozionanti o dolorosi che siano, affrontando sin dalla prima poesia il suo ritorno alle parole e unendo idealmente, nell’ex-ergo, la sua voce a quella di Alda Merini, che invocava: Oh mia poesia, salvami.

Stelvio Di Spigno, nella accurata prefazione, nota che in questa silloge l’io si erge orgogliosamente a rivendicare la propria essenza, di donna e di poetessa… Senza la paura (tutta letteraria) di dire io, e conclude osservando che i temi del tempo e della donna sono centrali nell’ultima esperienza poetica di Sandra Cervone (ricordandoci che per Levinas erano due concetti che, unitamente a quello della morte, resteranno per sempre incomprensibili).

Ed allora, solo il linguaggio della poesia può dare qualche speranza di decifrazione e di rinascita, seppure costretto ad affrontare la durezza del selciato, del sasso e della roccia più impervia. Ci accompagna dunque un cantare rupestre, a tratti spigoloso, ma capace di liberarsi all’improvviso in dolcezze di visioni e di ricordi:

Pioggia tua e del canto-sorriso;/ del bacio dato al futuro impreciso…/ Pioggia d’oggi e risuono del fiume…/ Pioggia ritmato raduno…/ Goccia e profumo di luna.

Prevalgono però i disincanti e le delusioni:

Mi sporgo dal rivo del disinganno

Rosso il pianto,/ senza più colline a sperare/ il ritorno…

I testi si susseguono, quasi sempre, senza titolo, asciutti, decisamente pre-meditati, eppure spesso, d’inaspettata capacità evocativa (per esempio nella poesia, molto bella, che s’apre con Avevo un mandorlo in giardino e così chiude: Quando sarò di nuovo bambina/ ridatemi il mandorlo/ e la sua cascata di sole/ la mattina, che ha l’eco, forse inconsapevole, del verso montaliano: portami il girasole impazzito di luce.

Incontriamo anche, ogni tanto, esemplari di prosa poetica, come nella toccante Per te non ho parole o in Gaeta, l’amata città dell’autrice (Tu l’incanto. Dormiente e verace. Tu la pace). Una raccolta matura dunque, Cantico rupestre, che promette sviluppi ulteriori, con rinnovato incrociarsi di vita e poesia.

Il libro: Sandra Cervone, Cantico rupestre, deComporre

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