Vai al contenuto

Una gallina non potrà che farti bene

«Ciao, scusa, lo so che a quest’ora preferisci non essere disturbata, ma non ho potuto resistere…».

E’ Claudio, mio amico, ex fidanzato, compagno di avventure, fratello, e mi conosce così bene che oltre a sapere che detesto essere chiamata tra le sette e le otto, sa anche che vedendo apparire il suo nome sul display del cellulare non avrei esitato a rispondere.

«Non vedevo l’ora di raccontartelo perché sono sicuro che una storia così ti avrebbe fatto impazzire…». E di fatti mentre riconosco quel suo tono infantile, entusiasta che a distanza di tanti anni è capace ancora di commuovermi, mi affretto a salvare il documento su cui sto lavorando da ore e a mettermi comoda aspettando impaziente la bomba che sta per sganciare. «Una gallina, ti rendi conto?» .

Scusa Claudio mi stai dicendo che oggi sei stato alla presentazione di un libro e che a parte la trama e alcuni brani letti ad alta voce, la cosa che ti ha colpito di più è il fatto che l’autore viva da solo, o per meglio dire, con l’unica compagnia di una gallina? «Sì! Non lo trovi irresistibile?». 

Stamattina ho finito di leggere l’ultimo romanzo di Fabio Genovesi, Cadrò sognando di volare (Mondadori, 2020). La prima cosa che ho fatto subito dopo è stato chiamare Claudio: «Sì, avevi ragione, come su cosa? Sulla Gina, personaggio secondario, ma in realtà non così secondario del romanzo di Genovesi. E’ toccante e nessuno avrebbe potuto scrivere con tanto affetto, precisione e ricchezza di dettagli i movimenti, i versi e il comportamento di una gallina se non ne avesse avuta una sotto gli occhi tutti i giorni».

 E Gina, insieme a Fabio, Don Basagni, Don Mauro e agli altri personaggi strampalati del romanzo possiedono una potenza tale da farti dimenticare le regole prestabilite di una quotidianità opprimente, di un mondo dove pensiamo di dominare il nostro destino ma in realtà ne siamo solo spettatori radiocomandati.

C’è bisogno di molto coraggio e di una dose di follia per mettersi in gioco e Fabio Genovesi, con uno stile apparentemente leggero e scanzonato, ci invita a riflettere sui nostri limiti e su quanto saremmo disposti a rischiare pur di seguire il nostro istinto e raggiungere, non tanto la felicità, ma la serenità che nasce spontanea quando decidiamo di essere semplicemente noi stessi.

Se ci credi, parti, spingi forte sui pedali e non guardarti indietro, ci urla Marco Pantani le cui imprese sportive e umane rivivono tra i capitoli più ispirati del libro, pagine che sudano prodezze al limite dell’umano, tristezza, dolore e gioia, tanta gioia, la stessa che a pochi giorni dalla fine del Tour de France mi ritrovo a sentire mentre seguo per la prima volta nella mia vita le tappe in televisione.

«Ma tu l’hai capito subito?». Claudio rimane in silenzio, non risponde, sa che per attirare al massimo la mia attenzione ha bisogno di queste pause ad effetto, perché come ama ripetermi spesso io ho un problema di concentrazione e tendo a distrarmi.

«Sì, perché tu no?». No, rispondo a bruciapelo, io non ho capito subito cosa mi rendeva davvero felice, ho brancolato nel buio per anni e ancora oggi ho dei momenti in cui vacillo, in cui a differenza di Gina, non ho ancora deciso chi voglio essere. «E perché pensi che abbia insistito tanto con la storia della gallina e di Genovesi?».

E sono io che adesso rimango in silenzio a riflettere sulle pagine che mi hanno emozionato di più e Claudio intanto parla, è un fiume in piena che stento a controllare, ma ha ragione e lo interrompo e gli chiedo di ripetermi l’ultima frase, sì, l’ultima: «sai, non ridere, ma io credo proprio che anche a te manchi una Gina, fidati, e poi nessuno ti conosce meglio me, sì, sono sicuro che una gallina non potrà che farti bene!» 

Condividi l'articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *